Vannacci nel centrodestra, i sondaggi lo danno in crescita ma con effetti ambivalenti

L’ipotesi di un ingresso di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci nel centrodestra viene letta dai sondaggi come un possibile moltiplicatore di voti per l’area, ma anche come un fattore capace di alterarne gli equilibri interni.

Nel rilevamento Ipsos Doxa per il Corriere della Sera, Fratelli d’Italia resta il primo partito con il 26,5%, pur segnando un lieve arretramento rispetto al mese precedente. Dietro, la Lega scende al 5,1% e viene superata da Forza Italia, ferma all’8,3%. Futuro Nazionale è stimato al 7,1% e si colloca davanti al Carroccio di circa due punti.

Nel campo del centrosinistra, il Pd è dato al 20,1%, il M5s al 14,5% e Avs al 6,3%. In lieve aumento Azione al 3,1% e Italia viva al 2,3%, mentre +Europa scende all’1,4%.

Sul piano delle simulazioni, lo scenario proporzionale porta il centrodestra al 47,9% con Futuro Nazionale nella coalizione e al 40,8% senza Vannacci. Il fronte progressista, considerando Pd, M5s, Avs, Iv e +Europa ma non Azione, si fermerebbe al 44,6%. Tuttavia, nella prova di coalizione il centrodestra allargato scenderebbe al 45,4% e il campo progressista salirebbe al 45%: secondo l’analisi, a pesare sarebbero sia una parte degli elettori di Forza Italia sia alcuni sostenitori di Vannacci.

Una fotografia simile arriva da un altro sondaggio, Youtrend per Sky TG24, che assegna a Futuro Nazionale il 7,6%, con Forza Italia al 7,9%, Lega al 4,9% e Fratelli d’Italia al 26,4%. In questo caso il campo largo è indicato al 44,2% e il centrodestra senza Vannacci al 40%.

Il quadro politico resta comunque favorevole all’idea di un’intesa, almeno tra gli elettori più vicini a Vannacci e a FdI. Nel sondaggio Youtrend la sostiene il 61% dei simpatizzanti di Vannacci e il 53% degli elettori di FdI, mentre tra leghisti, forzisti e moderati i favorevoli scendono al 26%.

Nel complesso, l’ex generale viene descritto come un profilo in crescita, capace di intercettare consensi nell’area di destra. La sua eventuale integrazione nella coalizione di governo potrebbe rafforzare i numeri complessivi, ma anche rendere più fragile la tenuta del blocco.