UEFA e Concacaf contro il progetto FIFA sui capitali privati: “La Coppa del Mondo non è in vendita”

La UEFA ha respinto all’unanimità il progetto della FIFA che aprirebbe a capitali privati la proprietà e la gestione delle principali competizioni internazionali, compresi Mondiali e Mondiale per Club. Dopo una riunione d’urgenza con le 55 federazioni affiliate, l’organismo europeo ha messo in chiaro che nessuna nazionale UEFA prenderà parte a tornei FIFA finché il piano resterà in vigore, salvo che venga ritirato integralmente e accompagnato da una garanzia vincolante di non riaprire governance e competizioni alla proprietà privata.

Nel comunicato, la posizione è stata sintetizzata con una formula netta: La Coppa del Mondo non è in vendita. La UEFA ha spiegato di considerare il torneo un patrimonio sportivo e non un prodotto finanziario, contestando l’idea che le grandi competizioni possano essere trattate come un asset da collocare sul mercato.

Al centro della contestazione c’è la nuova struttura commerciale FIFA Forward Enterprise, pensata per gestire diritti e organizzazione dei principali eventi internazionali. Secondo quanto indicato, la società avrebbe una valutazione di circa 20 miliardi di dollari e dovrebbe raccogliere 4,2 miliardi entro la fine dell’anno attraverso la cessione di quote di minoranza. Tra gli interessati all’operazione vengono citati JP Morgan e Thrive Eternal, fondo guidato da Joshua Kushner, fratello di Jared Kushner e genero del presidente americano Donald Trump.

La UEFA non ha criticato solo il merito dell’iniziativa, ma anche il metodo. L’accusa rivolta alla FIFA è di aver costruito il progetto in segreto e di averlo portato quasi all’approvazione senza un confronto reale con federazioni e altri attori del calcio. Nel testo europeo questa impostazione viene descritta come una rinuncia al ruolo della FIFA di custode del calcio mondiale e come una forma di coercizione più che di decisione democratica.

Secondo l’organismo continentale, l’ingresso di investitori esterni nella proprietà delle competizioni creerebbe una pressione continua sulle scelte sportive e organizzative, dai calendari ai formati fino alle decisioni strategiche. In questo scenario, gli interessi di federazioni, leghe, club, giocatori e tifosi finirebbero subordinati a quelli degli azionisti.

Il voto delle 211 federazioni FIFA è stato fissato da Gianni Infantino al 19 settembre. La ricostruzione circolata prevede anche un legame tra voto favorevole e distribuzione di fondi aggiuntivi, mentre chi si opporrebbe non riceverebbe ulteriori risorse. Secondo quanto riferito, la proposta potrebbe passare anche senza il consenso europeo, se ottenesse la maggioranza dei membri FIFA e l’ok del Consiglio FIFA, composto da 37 membri e presieduto dallo stesso Infantino. Un eventuale boicottaggio coordinato delle nazionali europee avrebbe però un impatto rilevante sul piano sportivo, economico e mediatico.

Alla linea della UEFA si è affiancata quella della Concacaf, che ha riunito i presidenti delle sue 41 federazioni affiliate insieme ai vertici della confederazione e ai membri del Consiglio FIFA. Anche in questo caso è stata espressa preoccupazione per la mancanza di un processo decisionale adeguato, per la scadenza giudicata artificiosamente breve e per l’assenza di una revisione o approvazione da parte degli organi competenti della FIFA.

La confederazione nord e centroamericana ha inoltre messo in dubbio la necessità di ricorrere al private equity per finanziare i programmi FIFA Forward, richiamando le riserve già disponibili dopo il Mondiale più redditizio di sempre. La richiesta finale è stata quella di utilizzare le risorse accumulate per rafforzare i finanziamenti allo sviluppo del calcio nella regione, nel rispetto delle procedure di governance.

Alla presa di posizione sportiva si sono aggiunti interventi politici. Il commissario europeo per lo sport Glenn Micallef ha espresso sostegno alla UEFA, dicendosi orgoglioso della difesa dell’integrità del gioco e della buona governance. L’eurodeputato Sandro Gozi, di Renew Europe e segretario generale del Partito democratico europeo, ha condiviso la reazione europea ma ha chiesto anche le dimissioni di Infantino. Per Gozi il Mondiale è un patrimonio dei tifosi, dei giocatori e delle comunità, e il caso dovrebbe rafforzare in Europa la tutela di trasparenza, regole e assenza di conflitti di interesse.