Trump sospende un attacco contro l’Iran e lega la ripresa del dialogo allo Stretto di Hormuz

Donald Trump ha annunciato di aver sospeso un attacco contro l’Iran dopo quella che ha descritto come una richiesta arrivata da Teheran e da altri Paesi del Medio Oriente. La decisione, secondo il presidente statunitense, resta però subordinata a un’intesa rapida che preveda la completa apertura dello Stretto di Hormuz e la fine della minaccia nucleare iraniana.

Nel messaggio pubblicato su Truth, Trump ha sostenuto che gli Stati Uniti erano pronti a colpire la Repubblica islamica con una forza mai visti dalla Seconda Guerra mondiale, ma di aver scelto di fermarsi per il bene del futuro del mondo. Ha aggiunto che anche Israele condivide questo impegno.

Alla base della sua scelta, stando a fonti diplomatiche e di stampa, ci sarebbe stata anche la telefonata con il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman. Nella conversazione, il leader saudita avrebbe insistito sulla necessità di privilegiare il dialogo per evitare un allargamento del conflitto e proteggere la stabilità regionale. Una fonte informata ha riferito che Riyad temeva ritorsioni iraniane contro infrastrutture energetiche saudite e di altri Paesi del Golfo. La Spa, agenzia statale saudita, ha poi confermato che bin Salman ha chiesto di dare priorità alla diplomazia e a una tregua.

Teheran ha respinto la ricostruzione di Trump. L’agenzia iraniana Mehr l’ha definita una nuova menzogna e ha riferito che i vertici militari considerano le forze armate in massima allerta. Anche Fars, citando una fonte vicina al team negoziale, ha smentito che esista un accordo per riaprire Hormuz: secondo questa versione, lo stretto resterebbe chiuso finché continueranno le azioni ostili americane e il transito sarebbe consentito soltanto lungo una rotta designata con il permesso della Marina delle Guardie Rivoluzionarie. La stessa Fars ha anche escluso l’ipotesi, apparsa in alcuni media israeliani, di un’intesa che affiderebbe il controllo dello stretto a Iran e Oman.

Nel frattempo, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, in un colloquio con l’omologo saudita Faisal bin Farhan, ha ribadito che l’Iran è pronto a difendere sovranità e sicurezza nazionale. Ha avvertito che qualunque azione ostile di Stati Uniti, Israele o di Paesi della regione riceverà una risposta proporzionata. In colloqui separati, citati da media e da lui stesso su Telegram, ha inoltre messo in guardia contro qualsiasi azione avventuristica americana. Bin Farhan, da parte sua, ha chiesto una de-escalation.

Sul fronte negoziale, fonti citate da Axios riferiscono che i mediatori del Qatar hanno tenuto colloqui separati con Araghchi, funzionari dell’Oman e l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff per cercare un’intesa sulla riapertura di Hormuz. I contatti avrebbero prodotto progressi, ma non è chiaro se siano sufficienti a disinnescare la crisi. Secondo un’altra ricostruzione, l’ipotesi discussa prevede che le navi in entrata nel Golfo passino nelle acque territoriali iraniane e quelle in uscita in quelle dell’Oman; l’Oman avrebbe dato un assenso di massima, chiedendo però chiarimenti sulla posizione effettiva delle Guardie Rivoluzionarie.

Intanto il segretario di Stato Marco Rubio ha detto in tv che le capacità militari iraniane si sono ridotte e che alcuni responsabili di Teheran sembrano ora disposti a negoziare sulla denuclearizzazione.

La crisi mediorientale si intreccia anche con altri sviluppi. Secondo fonti arabe, la Jihad islamica palestinese avrebbe accettato il piano di disarmo per Gaza del Consiglio per la Pace, dopo l’adesione già arrivata da Hamas la settimana precedente. Il piano prevede il deporre delle armi da parte dei gruppi armati, il ritiro israeliano dalla Striscia e l’avvio di un governo tecnocratico.

A Gaza, nelle ultime ore, i raid israeliani hanno causato almeno nove morti, tra cui tre bambini, secondo fonti ospedaliere citate da Al Jazeera. L’esercito israeliano rivendica inoltre di aver ucciso due comandanti di Hamas in raid distinti: Salem Jamal Abd al-Rahman Abu Labad, indicato come responsabile di una cellula Nukhba coinvolta nell’attacco del 7 ottobre 2023 contro Nir Oz, e Muhammad Abd al-Nasser Muhammad Khatib, comandante del battaglione Maghazi. L’Idf ha indicato che i due sono stati colpiti durante il cessate il fuoco e li ha presentati come minacce ancora operative.