Donald Trump ha riacceso il dibattito su un’eventuale nuova candidatura presidenziale durante la cena dell’Associazione dei corrispondenti della Casa Bianca, dove ha mostrato un cappellino con la scritta “Trump 2028” e ha lasciato intendere, in chiave ironica, di voler correre per un terzo mandato.
Davanti a una platea di giornalisti e in un contesto di sicurezza molto più rigido del previsto, il presidente ha detto: È questa la mia intenzione, per poi aggiungere che la sua intenzione sarebbe stata quella di ripresentarsi e che avrebbe persino vinto tre volte. Ha insistito anche sul fatto che la terza volta sarà ancora meglio, salvo poi liquidare tutto come uno scherzo. Il riferimento ha richiamato subito il 22mo emendamento della Costituzione americana, che vieta di essere eletti presidente per più di due mandati.
La cena si è tenuta dopo essere stata riprogrammata a seguito dell’interruzione di aprile, quando l’evento era saltato per gli spari nell’hotel Hilton di Washington. Per la serata è stata scelta una sala più piccola, da circa 700 posti, con un unico accesso, due controlli d’identità, agenti armati, guardie di sicurezza e un cane antidroga; rispetto alla formula originaria mancavano il tappeto rosso e il cocktail di accoglienza. Ad aprire l’incontro è stata Weijia Jiang, presidente uscente dell’associazione e giornalista CBS, che ha salutato i presenti con Proviamo di nuovo.
Trump ha poi ripercorso anche il discorso preparato per aprile, definendolo micidiale, e ha descritto quella notte di primavera come un possibile tentativo di omicidio di massa. Da lì ha trasformato il suo intervento in una lunga sequenza di battute, elogi selettivi, frecciate e insulti rivolti a giornalisti e altre figure pubbliche, tra cui Jane Fonda, Bruce Springsteen, Barack Obama, Jimmy Fallon, Jimmy Kimmel, Ilhan Omar, Gavin Newsom e Chris Christie.
Nel pubblico c’erano anche giornalisti che in passato il presidente aveva denunciato o ai quali aveva vietato l’accesso. Nel suo intervento Trump ha alternato attacchi ai media e aperture solo apparenti: da una parte ha rivendicato le pressioni esercitate nel secondo mandato contro testate e reporter sgraditi, comprese sanzioni, interventi regolatori e cause legali; dall’altra ha provato a smorzare lo scontro affermando: Ho molto rispetto per la vostra professione. Ha ironizzato anche sui premi giornalistici assegnati nella serata, per lo più a lavori critici nei confronti suoi e della sua amministrazione, chiedendo con sarcasmo: Ho voce in capitolo su questi premi?, e definendo i presenti il più grande gruppo di persone affette dalla ‘Sindrome da Depressione Trump’ mai riunito in un unico momento.
In chiusura ha detto che, quando non sarà più in carica, i giornalisti “saranno tutti al verde”, aggiungendo di non sapere bene cosa aspettarsi dall’evento e di averlo trovato molto peggio di quanto immaginasse. Sul piano istituzionale, gli esperti richiamano il 22mo emendamento, già ribadito anche in sede ufficiale da Todd Blanche durante l’audizione per la conferma a ministro della Giustizia, quando ha spiegato che Trump non è rieleggibile per un terzo mandato. Le vie teoriche per superare il limite richiederebbero un emendamento costituzionale approvato da due terzi di Camera e Senato e ratificato da tre quarti degli Stati, oppure una convention costituzionale chiesta da due terzi delle legislature statali. Il 22mo emendamento fu proposto nel 1947, ratificato nel 1951, nacque dopo i quattro mandati consecutivi di Franklin D. Roosevelt e riprese il limite dei due mandati associato alla tradizione di George Washington.