Donald Trump ha riaperto lo scontro con il Canada mentre i negoziati commerciali tra i due Paesi sono saltati e sono entrati in vigore nuovi dazi e contromisure. Nei giorni scorsi il presidente aveva già minacciato tariffe molto pesanti su auto, camion, componenti e acciaio canadesi, con applicazione dal 2027 secondo alcune fonti, e aveva accusato Ottawa di trattare gli Stati Uniti in modo scorretto.
La tensione è salita anche sul piano simbolico. Trump ha firmato un ordine esecutivo con effetto immediato per far usare al governo americano il nome Lago d’America per il lago Ontario, sostenendo che il cambio debba valere subito. In precedenza aveva già ribattezzato il Golfo del Messico in Golfo d’America per gli utenti statunitensi di Google Maps, scelta non riconosciuta nel resto del mondo.
Il presidente ha poi rilanciato l’idea di intervenire anche sui nomi dell’Atlantico e del Pacifico, sostenendo in sostanza che, avendo già un golfo e un lago, mancherebbe solo un oceano. In una delle sue uscite ha ribadito che il Canada ci tratta molto male, che vuole essere trattato come uno Stato ma non lo è e che gli Usa non possono più accettarlo; in altre dichiarazioni ha definito i leader canadesi “governatori” o persone che non fanno un lavoro adeguato.
Ottawa ha reagito con fermezza. Mark Carney ha detto che il nome Lago Ontario resterà now and always, ricordando che è in uso da oltre 400 anni e deriva da una parola wendat. Altri esponenti canadesi hanno liquidato l’iniziativa come assurda o ridicola.
L’ordine presidenziale incarica il segretario agli Interni Doug Burgum di coordinare l’aggiornamento di mappe e documenti federali statunitensi, e Burgum ha assicurato pubblicamente di essere pronto ad applicarlo. Nel dibattito è emerso anche che la sponda canadese del lago è più popolata di quella statunitense e che, secondo gli esperti citati, Washington non avrebbe alcun obbligo di far riconoscere il nuovo nome né la capacità di imporlo davvero senza il consenso canadese.
La polemica si inserisce in una strategia più ampia con cui Trump ha puntato anche sulla Groenlandia, rivendicandola per ragioni di sicurezza nazionale, e sullo Stretto di Hormuz, che ha definito più volte territorio americano mentre pubblicava immagini del passaggio con scritte simili.