Gli appuntamenti per i visti di immigrazione fissati nelle ambasciate e nei consolati statunitensi sono stati sospesi in tutto il mondo. La misura, decisa dall’amministrazione Trump, comporta anche lo slittamento dei colloqui già programmati, che verranno riprenotati in una data non ancora indicata.
Il dipartimento di Stato ha spiegato che la pausa servirà a mettere in campo una formazione estesa per i funzionari consolari. L’intenzione dichiarata è quella di applicare controlli più omogenei e severi, con particolare attenzione a chi, secondo Washington, potrebbe finire per dipendere dall’assistenza pubblica negli Stati Uniti. La linea della Casa Bianca resta immutata: il visto, ha ribadito, non costituisce un diritto ma un privilegio, e va negato a chi viene ritenuto un possibile peso per lo Stato.
La decisione si colloca dentro una politica più ampia di irrigidimento sull’immigrazione, sia regolare sia irregolare. Tra le misure già introdotte figurano la verifica dei profili social, l’applicazione di costi supplementari nelle procedure, il rigetto di alcune richieste e la cancellazione di visti e green card.
Negli ultimi giorni la Casa Bianca ha inoltre reso noto un piano che punta a revocare fino a 200mila visti a stranieri presenti negli Usa, definito la più ampia operazione di questo genere nella storia del Paese. Stando alle ricostruzioni, il provvedimento riguarderebbe visti B1 e B2 concessi tra il 2016 e il 2026 a persone che, entrate per turismo o affari, hanno poi chiesto asilo. In coordinamento con il dipartimento per la Sicurezza Interna, il dipartimento di Stato sostiene che usare quel tipo di ingresso per presentare poi una domanda di asilo equivalga a una frode. Le revoche, comunque, non implicherebbero in automatico l’espulsione: in molti dossier la posizione verrebbe riclassificata in un’altra categoria, mentre il procedimento rimane aperto.
Secondo il dipartimento di Stato, dall’avvio del secondo mandato Trump sono già stati revocati oltre 175mila visti. Le cancellazioni hanno riguardato anche reati, guida in stato di ebbrezza, rapina, stupro e prese di posizione pubbliche contro la politica americana, soprattutto in Medio Oriente.
La stretta sull’immigrazione ha incontrato anche la risposta dei tribunali. Un giudice federale ha annullato il blocco del rilascio di visti di immigrazione per i richiedenti provenienti da 75 Paesi, ritenendo che l’amministrazione avesse oltrepassato i poteri previsti dalla legge. Un’altra decisione ha invece respinto il tentativo di sospendere del tutto il sistema di accoglienza dei rifugiati. Sul piano delle contestazioni, diverse organizzazioni per i diritti umani accusano Trump di discriminazione e di violazione della libertà di espressione e del diritto al giusto processo.
Nel frattempo il presidente prova a rafforzare il proprio peso politico interno. Il 25 agosto ha ottenuto due successi nelle primarie, in South Carolina e in Oklahoma, dove sono stati scelti i candidati da lui appoggiati. In South Carolina ha prevalso Darline Graham, sorella del defunto senatore Lindsey Graham, mentre in Oklahoma è risultato vincitore Mike Mazzei nella corsa per il governatorato. Le rivendicazioni di Trump sulla solidità del suo consenso restano però in contrasto con una serie di recenti sconfitte per altri candidati a lui vicini.