Nel 2026, la parola più cercata sul portale Treccani è “femminicidio”, un termine che il dizionario aveva già scelto come parola dell’anno 2023 per il suo rilievo socioculturale.
La definizione lessicografica lo presenta come l’uccisione di una donna da parte di un uomo, spesso marito o compagno, in un contesto di violenza di genere. Il fatto che sia in cima alle consultazioni viene letto come un indicatore dell’attenzione pubblica verso il tema, alimentata anche dal dibattito e dai casi di cronaca che continuano a occupare il discorso pubblico.
Alle sue spalle si collocano “maranza” e “fake news”. Il primo, nato con un’accezione dispregiativa per riferirsi a un abitante delle periferie, ha progressivamente ampliato il proprio significato fino a indicare giovani inseriti in gruppi di strada rumorosi e prepotenti, riconoscibili anche per abbigliamento vistoso e linguaggio volgare. La seconda espressione resta legata alle notizie false diffuse intenzionalmente online e fatte circolare con rapidità.
Nella top ten delle parole più consultate figurano poi “overtourism”, “influencer”, “smart working”, “follower”, “rider”, “meme” e “selfie”. “Overtourism” è entrato dal lessico specialistico nell’uso giornalistico, politico e istituzionale con il significato di sovraffollamento turistico: un eccesso di visitatori in determinati luoghi e periodi, con effetti possibili su monumenti, ambiente e residenti. “Influencer” indica una figura popolare sui social capace di orientare comportamenti, scelte e acquisti, mentre il “follower” è chi la segue.
“Smart working”, per il quale i linguisti ricordano che sarebbe preferibile “lavoro agile”, si è imposto durante la pandemia come formula che richiama la flessibilità nel rapporto di lavoro e la possibilità di conciliare produttività ed esigenze personali. “Rider” ha finito per prevalere su “ciclofattorino” e designa chi effettua consegne a domicilio, soprattutto di piatti pronti. “Meme”, termine coniato nel 1976 da Richard Dawkins, oggi indica contenuti condivisi sui social che diventano virali. Chiude l’elenco “selfie”, cioè l’autoscatto realizzato con smartphone o webcam e spesso pubblicato online.