Un terremoto di magnitudo 7,7 ha colpito l’Indonesia orientale nella mattinata locale, con epicentro in mare al largo dell’isola di Flores, circa 68 chilometri da Ende, a una profondità di circa 10 chilometri. La scossa è stata registrata alle 5:58 ora locale, pari alle 21:58 GMT, ed è stata seguita da numerose repliche, tra cui un evento di magnitudo 6,1.
Le autorità avevano inizialmente diramato un’allerta tsunami per varie zone costiere, chiedendo alla popolazione di lasciare le spiagge e raggiungere aree più elevate. L’allarme è stato poi revocato, ma i responsabili hanno precisato che il livello del mare resterà sotto osservazione.
Il bilancio delle vittime è salito a 38 morti secondo l’ultimo aggiornamento fornito dal capo della BNPB. In parallelo, nelle fasi iniziali dei soccorsi era circolata una prima stima parziale di almeno 20 morti. Risultano inoltre due persone gravemente ferite, 11 feriti lievi e circa 2.000 abitanti costretti ad abbandonare le proprie case.
I danni materiali sono estesi: la BNPB ha indicato 54 abitazioni gravemente danneggiate in tre regioni di Flores, oltre a nove case con danni moderati e undici con danni lievi. Colpiti anche sei uffici governativi, cinque strutture sanitarie e un istituto scolastico. Frane e crolli hanno interrotto strade e isolato diverse località, complicando i soccorsi e la verifica completa delle conseguenze.
Le ricerche continuano sotto le macerie e in aree che restano difficili da raggiungere a causa delle vie distrutte. In una delle cronache si riferisce che almeno 20 corpi sarebbero stati recuperati nelle reggenze di Sikka, Manggarai Occidentale e Manggarai Orientale, inclusi otto morti estratti da una frana nel villaggio di Reok. Risultano anche due dispersi e sei persone trasportate d’urgenza in ospedale per ferite gravi.
Ai residenti delle zone costiere è stato chiesto di evacuare subito, restando lontani dal mare e spostandosi nell’entroterra o in aree collinari sopra i 10 metri di altezza e, in un altro passaggio, oltre due chilometri dalla costa. Tra i luoghi colpiti ci sono ospedali, abitazioni, edifici pubblici e strutture religiose; alcuni pazienti sono stati portati all’esterno per precauzione e sono state allestite aree provvisorie per le cure.
Anche l’arcidiocesi di Ende ha riportato danni. L’arcivescovo Paulus Budi Kleden ha chiesto a sacerdoti e fedeli di restare vigili, seguire le indicazioni delle autorità e unirsi nella preghiera. Ha inoltre invitato a celebrare le Messe all’aperto, almeno per il momento, per il rischio legato agli edifici lesionati e alle possibili repliche. Secondo il racconto riportato, l’arcivescovo era ancora bloccato in una delle aree colpite e cercava di rientrare a Ende, mentre le frane avevano interrotto varie strade.
Nelle parrocchie e nelle cappelle della diocesi sono stati segnalati danni gravi: a Ndona la chiesa è stata seriamente lesionata e il salone parrocchiale presenta crepe; a Maurole sono stati danneggiati la vecchia chiesa e il campanile della nuova; ad Aeramo e Gako i danni sono importanti; a Maukeli è crollata parte del soffitto e nella cappella della stazione missionaria di Uluwagha il soffitto è crollato interamente.
Il sisma ha avuto effetti anche sul Golo Koe Maria Assumpta Nusantara Festival di Labuan Bajo. La diocesi ha annullato le celebrazioni finali previste per sabato 15 agosto, nella solennità dell’Assunzione, quando erano attese circa 15.000 persone per la messa conclusiva, un concerto e altri eventi culturali. Il vescovo Maksimus Regus ha spiegato che fermare il programma non è stata una scelta facile, ma che la sicurezza e la solidarietà con le comunità di Flores colpite hanno imposto la sospensione.
L’Indonesia resta uno dei paesi più esposti ai terremoti per la sua posizione nella cosiddetta Cintura di Fuoco del Pacifico. Viene inoltre ricordato che Flores fu colpita nel 1992 da un sisma seguito da uno tsunami che causò circa 2.500 morti.