Terremoto del 24 agosto 2016, commemorazioni ad Amatrice e appelli a non fermare la ricostruzione

A dieci anni dal terremoto che il 24 agosto 2016 colpì il Centro Italia, la memoria si è raccolta soprattutto ad Amatrice e negli altri territori feriti tra Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo. Alle 3.36, l’ora della prima forte scossa di magnitudo 6, la comunità ha ricordato le vittime con una fiaccolata e con i rintocchi delle campane.

I numeri restituiscono la portata della tragedia: le fonti indicano 299 morti complessivi, circa 365 feriti o quasi 400 e oltre 40 mila sfollati. Per Amatrice viene segnalato il dato di 239 vittime. L’epicentro fu localizzato tra Accumoli e Arquata del Tronto, mentre altre scosse continuarono a farsi sentire fino ai primi mesi del 2017.

Nel giorno dell’anniversario, Sergio Mattarella ha parlato della ricostruzione come di “un percorso, non privo di complessità”, chiedendo che venga portata a termine senza ulteriori ritardi. Il presidente ha richiamato anche la responsabilità collettiva nel ricomporre una normalità spezzata e ha ricordato il contributo di volontari e soccorritori, insieme alla solidarietà nazionale che sostenne l’emergenza e l’avvio dei lavori.

Giorgia Meloni, attesa nel pomeriggio ad Amatrice, ha ammesso che in questi dieci anni non sono mancati ritardi e false partenze. Al tempo stesso ha rivendicato una svolta dell’esecutivo sul fronte della ricostruzione privata e di quella pubblica, sostenendo che molto sia stato fatto ma che resti ancora molto da fare. Ha definito il cratere sismico un cantiere enorme, in cui non si ricostruiscono soltanto edifici ma anche la vita delle comunità, indicando come obiettivo la rinascita dell’Appennino centrale.

Anche la Chiesa ha affidato alla giornata un messaggio centrato non solo sulle strutture, ma sul tessuto sociale delle aree colpite. Il cardinale Matteo Zuppi, nella messa celebrata per l’anniversario, ha insistito sulla necessità di ricucire relazioni, fiducia e solidarietà. Ha riconosciuto il peso di “promesse rimaste tali” e dei ritardi ancora aperti, ma ha rilanciato con l’invito “Su, costruiamo!”.

Il vescovo Gianpiero Palmieri ha descritto il cammino delle comunità come un passaggio dal dolore iniziale alla volontà di ripartire, per poi arrivare alla fatica di tempi più lunghi del previsto. Ha avvertito che oggi il rischio maggiore è la disillusione e ha messo in guardia dallo svuotamento dei territori interni: senza lavoro, servizi, scuole e sanità, ha osservato, i giovani non tornano e la “restanza” diventa impossibile. Per Palmieri il turismo può aiutare, ma non basta; contano anche la vita ecclesiale, le reti di volontariato e la riapertura delle chiese, considerate parti decisive del recupero.

Le testimonianze dei soccorritori hanno riportato la memoria al momento più duro delle operazioni. In un libro di Luca Cari, dirigente dei vigili del fuoco, le vicende dei salvataggi sono affidate a voci diverse e mostrano le difficoltà dei primi interventi tra macerie, richieste d’aiuto continue e forte impatto emotivo per chi scavava. In parallelo, Radio Vaticana ha dedicato una puntata speciale a L’ultima estate, l’opera di Marcello Filotei nata dal suo libro sul terremoto e presentata come memoria trasformata in linguaggio musicale.

Nel ricordo dell’anniversario, Papa Leone XIV ha pregato per i defunti, per le famiglie e per le comunità colpite, chiedendo che fede e solidarietà continuino a sostenere la ricostruzione.