Shein prepara la quotazione a Hong Kong con una valutazione molto più bassa

Shein si avvicina al debutto in Borsa a Hong Kong, atteso per 1° settembre, dopo il via libera arrivato da Pechino. Per il gruppo sarebbe il quinto tentativo di quotazione in sei anni, in un’operazione che arriva dopo diversi rinvii e con un profilo di valutazione molto più prudente rispetto al passato.

L’offerta prevede la vendita di 280 milioni di azioni a un prezzo compreso tra 47,60 e 49,50 dollari di Hong Kong. L’obiettivo è raccogliere circa 13,8-13,9 miliardi di dollari di Hong Kong, pari a circa 1,5 miliardi di euro. La valutazione implicita della società si collocherebbe intorno a 25,7-27 miliardi di dollari, ben lontano dai quasi 100 miliardi toccati nel 2022 e circa il 70% sotto i picchi raggiunti nei round privati.

Il ridimensionamento riflette un quadro operativo più complesso: crescita rallentata, margini sotto pressione, costi commerciali più elevati, nuovi dazi e regole più rigide in Usa ed Europa, oltre alla concorrenza di Temu e di altri gruppi del fast fashion. Nei documenti di quotazione Shein indica per il primo trimestre 2026 una perdita di 99 milioni di dollari, rispetto a un utile di 395 milioni nello stesso periodo dell’anno precedente.

La società segnala anche ricavi in calo negli Stati Uniti, penalizzati dalla fine dell’esenzione doganale per i piccoli pacchi cinesi e dall’aumento delle imposte su molte spedizioni. Alcune fonti indicano inoltre un fatturato 2025 di circa 41,5-41,8 miliardi di dollari, con una crescita annua ferma all’8%, mentre nel primo trimestre 2026 l’incremento sarebbe sceso all’1,1%.

Nel prospetto pesano anche svalutazioni contabili e maggiori oneri legali: risultano circa 80 milioni di dollari accantonati per contenziosi e indagini, tra cui dossier della Federal Trade Commission, verifiche europee sul Digital Services Act e questioni legate alla privacy in Francia e Irlanda.

L’operazione servirà anche a semplificare la struttura del capitale, ma comporterà esborsi rilevanti per gli investitori entrati nei round precedenti. Shein dovrebbe riconoscere fino a 3,5 miliardi di dollari tra contanti e azioni a detentori di azioni privilegiate, una cifra quasi doppia rispetto a quanto punta a raccogliere con l’Ipo. In particolare, Reuters indica fino a 2,2 miliardi di dollari in contanti attraverso meccanismi di rettifica della conversione e 19,6 milioni di azioni aggiuntive, oltre a circa 1,33 miliardi destinati ad altri titolari di azioni privilegiate pre-D, D e D plus. Restano esclusi i soci delle serie A, B, C e C plus.

Tra i beneficiari figurano investitori collegati a Boyu Capital, Tiger Global, General Atlantic, Thrive Capital, Mubadala e Brookfield. Boyu figura anche come principale cornerstone investor, con circa 150 milioni di dollari, seguita da Tiger Global, General Atlantic e Tencent.

I proventi saranno destinati soprattutto a tecnologia, gestione dell’inventario, marketing e iniziative di responsabilità d’impresa. Sul fronte della governance, però, il controllo resterà concentrato nei fondatori: le azioni collocate avranno un diritto di voto pari a un decimo rispetto a quelle detenute da Sky Xu, Maggie Gu, Molly Miao e Tony Ren, che manterranno circa il 90% dei voti.

Fondata nel 2012 in Cina e oggi con sede a Singapore, Shein si prepara così a una delle maggiori Ipo dell’anno a Hong Kong, ma in un contesto segnato da valutazione ridotta e da incertezze regolatorie e operative ancora aperte.