Il mese di settembre si sta ritagliando uno spazio sempre più ampio nelle scelte di viaggio, complice il caldo eccezionale di questa estate e la ricerca di destinazioni meno affollate e meno costose rispetto ai picchi dell’alta stagione.
I dati diffusi da eDreams mostrano un orientamento netto verso spostamenti di breve raggio: il 23% degli italiani resta nel Paese, il 20% sceglie la Spagna e il 7% la Francia. Nel complesso, sette prenotazioni su dieci riguardano tratte vicine.
Le destinazioni più richieste includono Barcellona, Parigi e Tirana, seguite da Sharm el Sheikh, Catania, Ibiza, Olbia, Palermo, Londra e Amsterdam. Guardando alle variazioni sullo scorso anno, le crescite più marcate sono quelle di Napoli, salita del 152%, Siviglia con +108% e Palermo con +88%. In aumento anche Milano (+55%), Cagliari (+49%), Roma (+25%) e Sharm el Sheikh (+5%).
Le partenze risultano concentrate soprattutto tra la settimana del 30 agosto e quelle del 6 e del 13 settembre. Anche la pianificazione conferma un turismo sempre più organizzato in anticipo: il 45% ha comprato il viaggio con due o tre mesi di preavviso, mentre il 38% si è mosso oltre 90 giorni prima.
La durata dei soggiorni, inoltre, tende a ridursi. Il 36% ha optato per vacanze di 3-4 giorni e il 25% per permanenze tra 7 e 13 giorni. Anche chi arriva in Italia segue una dinamica simile di distribuzione: il flusso inbound resta robusto, con spagnoli, francesi e tedeschi diretti soprattutto verso città d’arte e località balneari. Le mete più gettonate sono Roma, Venezia e Milano, poi Napoli, Palermo, Olbia, Firenze, Bari, Catania e Bologna.
Il fenomeno, però, va oltre il solo mese di settembre. Secondo Federturismo Confindustria, nei periodi di punta le presenze straniere sono aumentate dell’8,3% rispetto al 2025, le ricerche di voli verso l’Italia del 26% e la capacità sui collegamenti diretti del 14%; nello stesso tempo, le prenotazioni aeree per settembre segnano un +8%. Per il presidente Massimo Caputi, il passaggio decisivo riguarda la redistribuzione dei flussi tra stagioni, aree e tipologie di offerta, così da allungare il calendario e produrre più valore per imprese e territori.
A favorire questa trasformazione contribuiscono prezzi, temperature più vivibili, minore pressione turistica e nuove abitudini di consumo del viaggio. La montagna offre un esempio chiaro: ANEF prevede per l’estate 2026 una crescita superiore al 10% tra clienti e fatturato, mentre gli operatori richiamano il peso del clima, delle prenotazioni last minute e di una maggiore attenzione al prezzo.
Anche il termalismo sta cambiando ruolo. Non viene più interpretato soltanto come risposta sanitaria, ma come esperienza legata a benessere, prevenzione e qualità della vita, quindi naturalmente adatta a estendere la stagione. Renzo Iorio, di Federterme, parla di una “nuova stagione” e sottolinea la necessità di trasformare il patrimonio termale in un prodotto internazionale.
Segnali positivi arrivano pure dai parchi divertimento, che secondo Luciano Pareschi possono generare un indotto fino a otto volte superiore al fatturato diretto, e dal comparto dell’intrattenimento, dove i giovani cercano sempre meno la semplice discoteca e sempre più la singola esperienza della serata. Nel mercato congressuale, infine, l’Italia è seconda al mondo e prima in Europa nel segmento associativo internazionale, ma resta il problema di convertire l’attrattività in prodotto, soprattutto in alcune zone del Mezzogiorno dove mancano grandi strutture, collegamenti adeguati e un numero sufficiente di camere.
Il quadro che emerge è quello di un turismo meno legato al solo picco di agosto e più distribuito lungo l’anno. Clima, benessere, eventi ed esperienza stanno ampliando il calendario delle vacanze e spostando la competizione sulla capacità di presidiare con continuità periodi, territori e pubblici diversi.