La procura di Bologna ha aperto un fascicolo sugli scontri del 20 luglio seguiti alla morte di Abderrahim Fakir, 42 anni, deceduto il 19 luglio nel rione Pilastro durante un fermo di polizia.
Al momento risultano 12 indagati. Le contestazioni, a vario titolo, riguardano resistenza a pubblico ufficiale, travisamento e danneggiamento; in una ricostruzione precedente erano stati richiamati anche il lancio di oggetti e la violenza a pubblico ufficiale. Tra le persone iscritte figura anche un 20enne arrestato durante i disordini e rimesso in libertà il giorno successivo, con il divieto di dimora nella città metropolitana di Bologna. Per lui l’udienza si aprirà il 9 settembre.
L’inchiesta è affidata al pm Stefano Dambruoso. Sul versante della morte di Fakir, il legale della famiglia, Fabio Anselmo, aveva chiesto che gli accertamenti non fossero seguiti dalla Squadra Mobile, ma la procura ha difeso la scelta organizzativa e ha spiegato che il lavoro è in mano a un pool di magistrati, tra cui Domenico Ambrosino e Francesca Arienti, con la procuratrice aggiunta Morena Plazzi.
I magistrati stanno ascoltando direttamente numerosi testimoni e analizzando i molti video che riprendono gli ultimi minuti di vita dell’uomo, per ricostruire una sequenza dei fatti considerata solida sul piano tecnico e cronologico.
Intanto emerge anche il conto dei danni provocati dai disordini: il Comune parla di oltre 200mila euro. Tra le conseguenze indicate ci sono tre auto incendiate, decine di cassonetti e cestoni distrutti, biciclette vandalizzate e mezzi da cantiere danneggiati. Segnalati inoltre danni a un dehors in via Ugo Bassi e alla vetrina di Unipol.
L’amministrazione ha annunciato denunce e richieste di risarcimento e ha ribadito la propria solidarietà ai 64 agenti rimasti feriti negli scontri, con prognosi comprese tra 3 e 35 giorni.