A Qusra, in Cisgiordania e a sud di Nablus, l’esercito israeliano è entrato in azione dopo giorni di assedio dei coloni contro abitazioni palestinesi, in un contesto descritto come molto teso.
Durante la notte, le forze israeliane hanno smantellato due avamposti illegali nell’area di Qusra e del vicino villaggio di Jalud. Altre ricostruzioni parlano anche di un terzo insediamento, Tel Talpiot, e indicano che l’intervento sarebbe stato avviato per rimuovere strutture sorte in zona B o comunque in aree sotto gestione palestinese.
Nel corso dell’operazione, l’Idf ha anche schierato il battaglione 51 della brigata Golani e ha isolato il villaggio per impedire l’arrivo di nuovi coloni. Su ordine dei militari, alcune famiglie palestinesi sono state trasferite temporaneamente: in un caso si parla di circa 20 nuclei, in un altro di tre famiglie ancora sotto assedio. In passaggi diversi, l’evacuazione viene collegata alle case considerate a rischio in vista di un’operazione militare destinata a durare più giorni.
In almeno due abitazioni, i residenti avevano inizialmente rifiutato di andarsene per il timore di non poter rientrare. Altri palestinesi sono stati ospitati provvisoriamente da vicini nel centro del villaggio. Una testimone, Aisha Abu Rida, ha ribadito: Non lasceremo la nostra casa, qualunque cosa accada. Un’altra residente, Aisha Hassan, ha detto che nessuno è ancora riuscito a far arrivare rifornimenti.
Il sindaco di Qusra ha descritto una situazione di fatto blindata, con coprifuoco, posti di blocco, negozi chiusi e un forte dispiegamento di soldati. Secondo i testimoni locali, i coloni avrebbero bloccato strade e accessi, impedendo l’arrivo di cibo, acqua ed elettricità; i palestinesi presenti hanno sostenuto che il villaggio è sigillato e che alcuni coloni sarebbero rimasti vicino alle case anche dopo l’intervento militare.
L’Idf ha affermato che i suoi soldati sono schierati nell’area per proteggere i residenti e ha ordinato ai palestinesi di restare in casa. I militari hanno inoltre chiarito che non entreranno nell’abitazione della famiglia vicina al punto in cui era stata eretta una tenda poi evacuata e smantellata, mentre gli ufficiali di collegamento stanno lavorando per limitare i disagi alla vita quotidiana.
Fuori dal terreno operativo, la vicenda ha avuto anche un forte eco politica e diplomatica. L’ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, ha definito le azioni dei coloni un orribile atto di terrorismo e le ha giudicate disgustose, citando anche una casa di proprietà di un cittadino americano tra quelle colpite. La Commissione europea, attraverso la portavoce per gli affari esteri Anitta Hipper, ha chiesto la fine di violenze, intimidazioni e distruzione di beni, sollecitando Israele ad agire per prevenire nuovi episodi e perseguire i responsabili.
Dal fronte politico israeliano, Israel Gantz, a capo del Consiglio Yesha, ha definito grave quanto accaduto a Qusra, precisando però che non corrisponde al loro modo di agire. Nello stesso tempo ha chiesto al governo di annullare gli Accordi di Oslo e di consentire insediamenti ebraici regolamentati in tutte le aree disponibili. Gadi Eisenkot, invece, ha parlato di fallimento e debolezza dell’esecutivo, accusandolo di lasciare i comandanti dell’Idf esposti all’anarchia di una minoranza estremista.
La radio militare ha riferito che dall’inizio del 2026 l’Idf ha smantellato 151 avamposti illegali in Cisgiordania e che, in caso di ricorsi civili, i costi di demolizione saranno attribuiti a chi ha creato l’insediamento. Fonti di sicurezza israeliane citate dalla stampa internazionale indicano inoltre che nei primi sei mesi del 2026 gli episodi di violenza “nazionalistica” dei coloni sarebbero stati 660, contro 405 nello stesso periodo del 2025.
Nella stessa giornata, infine, Wafa ha riportato raid all’alba in varie località della Cisgiordania settentrionale, tra cui Burqa, Qusra e Salem, con arresti di palestinesi anche a Allar, Seida e Qaffin.