Qusra, cinque attivisti italiani allontanati da case assediate da coloni israeliani

A Qusra, villaggio palestinese a sud di Nablus in Cisgiordania, cinque attivisti italiani sono stati fatti uscire dalle abitazioni di due famiglie palestinesi rimaste circondate da coloni israeliani da domenica.

Il gruppo era composto da un uomo e quattro donne, tra i 20 e i 37 anni. Per ore è rimasto con i residenti mentre, secondo le diverse testimonianze raccolte, i coloni impedivano entrate e uscite, tagliavano acqua e luce, ostacolavano l’arrivo di medicinali e viveri e bloccavano persino un’ambulanza. Non è chiaro se gli italiani facessero parte di un’organizzazione: hanno chiesto di restare anonimi e le loro identità non sono state rese pubbliche.

Le versioni sul loro allontanamento non coincidono nei dettagli. Una ricostruzione parla di evacuazione da parte delle forze di sicurezza israeliane; un’altra sostiene che il gruppo sia uscito senza violenza dopo l’arrivo della polizia di frontiera. Nancy, una delle italiane, riferisce invece che i militari li abbiano presi con la forza e trascinati via. Nella sua testimonianza, i soldati avrebbero fraternizzato con i coloni e solo una decisione di un giudice israeliano avrebbe imposto la fine dell’assedio.

Gli italiani sono poi stati portati fuori e la casa sarebbe stata dichiarata interdetta per un anno; in un’altra versione, l’area è stata chiusa come zona militare fino a marzo 2027. Dopo l’allontanamento, il gruppo si è spostato in una casa di amici palestinesi, o in un’altra abitazione non assediata, sempre nell’area di Qusra, dove non ci sarebbe un rischio immediato.

La Farnesina ha seguito il caso fin dall’inizio attraverso l’Unità di crisi, in raccordo con il consolato di Gerusalemme e l’ambasciata a Tel Aviv. Le forze israeliane hanno dichiarato Qusra zona militare chiusa dopo aver smantellato e poi ritrovato riallestiti più avamposti di tende davanti alle case prese di mira. In uno dei passaggi gli attivisti sostengono che i soldati abbiano consumato le scorte di cibo e manomesso le telecamere usate per documentare i coloni.

Le famiglie coinvolte, gli Hassan e gli Abu Ridi, vivono in più appartamenti dello stesso edificio. In alcune ricostruzioni le case assediate sono tre e ospitano circa 15 palestinesi, tra cui due minori. Il sindaco locale Abdel Azim Wadi afferma che i militari avrebbero evacuato diverse abitazioni per prendere posizione nel villaggio, mentre l’Idf sostiene di essere intervenuta contro un assedio definito illegale, riprovevole e inaccettabile.

Il caso ha avuto eco anche all’estero. La Francia ha chiesto l’arresto degli estremisti che da sei giorni impediscono i movimenti delle famiglie palestinesi. Negli Stati Uniti, secondo fonti citate da Reuters, l’amministrazione Trump vorrebbe che Benjamin Netanyahu condannasse pubblicamente l’assedio, ma il premier non si è ancora espresso. In Israele, intanto, la vicenda ha riacceso uno scontro istituzionale: secondo fonti anonime citate dalla stampa israeliana, governo Netanyahu e Idf sono in disaccordo sulla gestione dell’operazione. Il ministro della Difesa Israel Katz ha ordinato all’esercito di preparare un piano per trasferire alla polizia israeliana tutte le competenze sulle questioni civili negli insediamenti e tra la popolazione israeliana in Cisgiordania. Un alto esponente della polizia ha replicato duramente, mentre il vicepresidente dell’Autorità palestinese Hussein al-Sheikh ha accusato Katz di voler consolidare l’annessione della Cisgiordania. Gli analisti israeliani ritengono però poco probabile che il piano venga attuato.

Nel quadro più ampio dei contatti diplomatici, viene inoltre riferito che la prossima settimana l’inviato di Donald Trump Jared Kushner dovrebbe recarsi in Israele e poi al Cairo, con possibili incontri con Netanyahu e con i mediatori di Egitto, Qatar e Turchia. Una fonte del Board of Peace indica che con lui potrebbero esserci anche Tony Blair e Nickolay Mladenov.