Ponte sullo Stretto, parere favorevole del Consiglio superiore ma con oltre cento prescrizioni

Il Consiglio superiore dei lavori pubblici ha espresso un parere favorevole alla prosecuzione dell’iter del ponte sullo Stretto, ma ha affiancato al via libera una lunga lista di indicazioni, verifiche e prescrizioni che dovranno essere affrontate prima della progettazione esecutiva e, soltanto dopo, dell’apertura del primo cantiere.

I documenti discussi nei giorni scorsi, composti da 353 pagine secondo una delle fonti, non arriverebbero a bocciare l’opera. Piuttosto, segnalerebbero che diversi aspetti del progetto non risultano ancora abbastanza aggiornati o completi.

Tra i nodi principali indicati ci sono il rischio sismico, le indagini geologiche e geotecniche, la scelta dei materiali e la necessità di nuove verifiche sui terreni delle due sponde e sul tratto di mare interessato. Sul fronte sismico, il Consiglio chiede ulteriori approfondimenti e richiama anche le registrazioni del terremoto del Centro Italia del 2016, considerate in parte superiori ai valori di progetto per torri e blocchi di ancoraggio.

Servono inoltre nuovi accertamenti sulle faglie, con particolare attenzione al versante calabrese. In questo quadro vengono citate la faglia di Pezzo e le aree Piale-Musalà-Acciarello; a Messina, invece, andranno controllate le faglie che interessano gallerie, viadotti e svincoli. Le indagini aggiornate potranno anche escludere oppure confermare faglie non emerse negli studi utilizzati per il definitivo.

Il Consiglio ritiene necessarie integrazioni conoscitive estese non solo alla sponda calabrese, ma anche a quella siciliana e al tratto a mare. Nel parere si osserva inoltre che molte informazioni disponibili risalgono a decenni fa e si basano su tecnologie oggi superate o su procedure non più confrontabili con gli standard attuali.

Un capitolo specifico riguarda i materiali. Il testo invita a valutare con attenzione le classi di esecuzione e l’eventuale impiego di acciai normalizzati al posto di quelli termomeccanici, in relazione a fabbricazione, saldabilità e tenacità richieste dal progetto. Per le grandi colonne del ponte si chiede poi che i campi prova rappresentino davvero la variabilità geologica e geotecnica delle aree coinvolte, così da restituire risultati utili alle condizioni reali dell’opera.

Tra gli scenari esaminati compaiono anche eventi rari come incendi ed esplosioni. Il parere osserva che, in un ponte sospeso di grande luce, un episodio di questo tipo potrebbe compromettere elementi strutturali essenziali fino a produrre conseguenze catastrofiche se dovesse interessare pendini e cavo principale.

Da parte della società Stretto di Messina, l’amministratore delegato Pietro Ciucci ha spiegato all’ANSA di non avere ancora il testo finale del parere. Ha però sostenuto che le indicazioni del Consiglio erano già previste nella progettazione esecutiva, così come le osservazioni del comitato scientifico e quanto illustrato nella relazione del progettista.

Critico il giudizio di Angelo Bonelli, deputato di Avs e co-portavoce di Europa Verde, che ha annunciato l’intenzione di portare la vicenda davanti alla Corte di giustizia europea. Bonelli ha definito il progetto da 14,5 miliardi un’opera che procede forzando regole e valutazioni tecniche e ha sostenuto che il parere del Consiglio smentisca la narrazione del governo su un via libera pieno. A suo avviso, restano aperte questioni decisive su sismica, geologia, fondazioni, materiali e aggiornamento delle indagini.