Nel secondo trimestre del 2026 l’economia dell’area euro è tornata a crescere, dopo la fase di quasi stagnazione registrata nei primi tre mesi dell’anno. Il Pil destagionalizzato ha segnato un aumento dello 0,4% nell’eurozona e dello 0,5% nell’Ue.
Per l’Italia il dato resta positivo ma più debole: nel periodo aprile-giugno la crescita è stata dello 0,2%, in rallentamento rispetto al +0,3% del primo trimestre. Tra i 14 Paesi monitorati, il risultato italiano figura fra i più bassi, allo stesso livello di Germania, Francia e Slovacchia. Solo Austria e Romania hanno mostrato una variazione nulla, mentre l’Irlanda ha fatto segnare l’aumento più consistente, pari al 3,9%.
Intanto, sul fronte della finanza pubblica, la Banca d’Italia ha rilevato che a giugno il debito delle amministrazioni pubbliche è salito di 26,2 miliardi rispetto a maggio, raggiungendo 3.207,2 miliardi e aggiornando il massimo storico.
L’aumento è stato attribuito principalmente al fabbisogno delle amministrazioni pubbliche, pari a 13,3 miliardi, e all’incremento delle disponibilità liquide del Tesoro, salite di 9,8 miliardi fino a 61,7 miliardi. A questi fattori si sono aggiunti altri effetti per 3,1 miliardi, legati a scarti e premi all’emissione e al rimborso, alla rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e alle variazioni dei tassi di cambio.
Guardando ai sottosettori, il debito delle amministrazioni centrali è aumentato di 26,9 miliardi, compensato solo in parte dal calo di 0,7 miliardi delle amministrazioni locali. La vita media residua del debito è rimasta invariata a 7,9 anni.
Quanto alla distribuzione tra i detentori, la quota in mano alla Banca d’Italia è scesa al 16,7% dal 17,2% del mese precedente. Il dato sui non residenti, riferito a maggio e quindi l’ultimo disponibile per questa voce, è salito al 35,9% dal 35,7%, mentre gli altri residenti, soprattutto famiglie e imprese non finanziarie, sono scesi al 14,5% dal 14,7%.