Papa Leone XIV tra San Marino, Pennabilli e Rimini: folla, istituzioni e appelli ai giovani

Papa Leone XIV ha attraversato la Romagna in una giornata densa di incontri, prima a San Marino, poi a Pennabilli e infine a Rimini, dove lo attendevano il Meeting di Comunione e Liberazione e la messa sul porto.

La mattinata si è aperta con l’arrivo in elicottero nella Repubblica del Titano. Ad accoglierlo c’erano i Capitani Reggenti Alice Mina e Vladimiro Selva, quindi il Pontefice ha incontrato le autorità prima di entrare in basilica per l’adorazione eucaristica e l’omaggio alle reliquie di san Marino. Dopo il pranzo nel monastero delle monache agostiniane di Pennabilli, si è spostato a Rimini per il programma pomeridiano e serale.

A Rimini l’attesa è stata enorme: le stime parlavano di circa 100mila persone tra Fiera, percorsi esterni e aree di accesso. Nel quartiere fieristico risultavano già 55mila ingressi pieni, con altre migliaia di fedeli e visitatori all’esterno. Per la celebrazione finale sulla spiaggia erano previste circa 25mila persone, mentre oltre 600 volontari erano impegnati nell’accoglienza. Tra i doni offerti alla diocesi figuravano una copia anastatica del Codice Gradenighiano, un calice e una scatola con lettere di malati e famiglie realizzata dai detenuti; il Papa ha ricevuto anche una felpa della squadra sammarinese ai Giochi del Mediterraneo.

Nel discorso rivolto alle autorità sammarinesi, Leone XIV ha legato libertà e responsabilità, spiegando che La libertà si realizza nel dono, nella comunione, nell’incontro e nel dialogo. Ha messo in guardia da modelli politici ed economici che si definiscono liberi ma sono guidati, a suo dire, da idoli e potere. Per il Pontefice non può esistere una vera libertà civile senza libertà personale e senza rispetto della dignità umana; in questo contesto ha richiamato i martiri della libertà, capaci di difendere la coscienza anche pagando di persona.

Il Papa ha poi ringraziato San Marino per la tradizione di accoglienza, citando l’aiuto offerto ai profughi ucraini e l’impegno sul fronte del diritto internazionale umanitario. Ha indicato il piccolo Stato come possibile laboratorio di buona politica, in grado di tenere insieme laicità e ispirazione cristiana, bene comune, sussidiarietà, solidarietà, giustizia sociale e tutela della vita dal concepimento alla morte naturale.

In un telegramma inviato a Sergio Mattarella, Leone XIV ha richiamato anche il centenario delle relazioni diplomatiche con la Santa Sede e ha rivolto all’Italia auguri di progresso spirituale, civile e sociale.

Nell’incontro con la diocesi e con i giovani, il Pontefice ha descritto il mondo come segnato da conflitti, violenze, chiusure e paura dell’altro, invitando a rispondere con una fedeltà più forte al Vangelo. Ha chiesto di valorizzare i più deboli e ha esortato i ragazzi a non avere timore di scelte impegnative, dal matrimonio alla vita consacrata, dal ministero ordinato alla professione, fino all’impegno sociale e politico. Li ha sollecitati anche a lasciarsi coinvolgere in carità e giustizia per offrire una testimonianza di pace.

Nel passaggio più sottolineato a San Marino, Leone XIV ha incoraggiato i giovani a tenere la finestra aperta sull’infinito e a seguire desideri di bellezza, bontà e vita capaci di orientare i sogni verso una storia concreta. Ha quindi valorizzato le piccole comunità delle aree interne, viste come presìdi contro spopolamento e scarsità di servizi e come luoghi in cui restano vivi famiglia e comunione. Per il Papa sono fiammelle utili a ravvivare valori solidi e a contrastare individualismo, campanilismo e sfiducia.

La visita è stata presentata dalle autorità e dai responsabili ecclesiali come un passaggio storico per San Marino e per Rimini. I Capitani Reggenti hanno parlato di un’accoglienza destinata a restare nella memoria della comunità. Il vescovo Domenico Beneventi ha letto la tappa sammarinese come un segno di attenzione verso realtà piccole ma rilevanti anche sul piano internazionale, mentre il vescovo di Rimini Nicolò Anselmi ha spiegato che l’appuntamento è stato preparato come un’esperienza di Chiesa, non soltanto come un evento da organizzare. Anselmi ha richiamato anche i tempi lunghi della preparazione e il lavoro dei volontari, ricordando il desiderio di accogliere il Papa con semplicità, preghiera, gioia e fraternità.