Nessun nuovo raid Usa sull’Iran nella notte, mentre si riaccende la tensione tra Yemen e Arabia Saudita

Per la prima volta da due settimane, nella notte non sono stati segnalati nuovi attacchi statunitensi contro l’Iran. Il Centcom, a differenza delle notti precedenti, non ha annunciato operazioni e Teheran ha descritto le ore passate come una “notte tranquilla”, senza esplosioni né raid, attraverso il portavoce del ministero della Salute Hossein Kermanpour.

La quiete, però, non ha riguardato l’intera area di crisi. Sul fronte tra Yemen e Arabia Saudita, gli Houthi hanno rivendicato il lancio di missili e droni contro obiettivi sauditi, soprattutto nella zona di Jizan e in direzione di Yanbu. In quei settori sono state segnalate esplosioni, incendi e allarmi di emergenza poi revocati. Secondo le fonti richiamate nei resoconti, tra i bersagli figuravano strutture della Saudi Aramco, infrastrutture petrolifere e, in alcuni casi, anche basi aeree. Non risultano vittime. Nelle prime ore di sabato, inoltre, il Bahrein ha diffuso a sua volta allerte missilistiche.

Resta centrale anche il nodo di Bab el-Mandeb. Il gruppo yemenita ha confermato che il blocco navale annunciato nei giorni scorsi è ancora attivo e ha avvertito che potrebbe allargare le operazioni. Su questo punto il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, in un’intervista a Iran Daily, ha sostenuto che “non esiste una soluzione militare” per lo Yemen e per lo stretto, ribadendo che la crisi non può essere attribuita all’Iran e che servono negoziati tra sauditi e Houthi.

Nelle stesse ore, in Kirghizistan, il cinese Wang Yi ha incontrato Araghchi e ha chiesto la ripresa dei colloqui e l’attuazione di un memorandum per ridurre le tensioni in Medio Oriente e nel Golfo. Intanto Donald Trump ha detto dalla Casa Bianca che gli iraniani stanno parlando con Washington e vorrebbero un accordo, ma ha rimarcato che Teheran non deve arrivare all’arma atomica: “non possono avere armi nucleari”. Ha aggiunto che non intende consentire la distruzione di città americane, di Israele o del Medio Oriente con un ordigno nucleare.

Sul dossier iraniano, Teheran ha anche presentato una denuncia alle Nazioni Unite, accusando gli Stati Uniti di aver colpito deliberatamente due navi iraniane di ricerca e soccorso marittimo. I media iraniani parlano di violazione grave del diritto internazionale umanitario e di “crimine di guerra”. In parallelo, il capo del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, Mohammad Bagher Zolghadr, ha rilanciato una linea dura, sostenendo che le forze armate continueranno a colpire “senza sosta fino alla resa totale del nemico” e presentando i raid come vendetta per la morte di bambini iraniani a Minab.

Nel quadro regionale compare anche il riferimento ucraino a un attacco nel Mar Caspio contro navi usate per trasporti di materiale bellico destinato all’Iran e contro una nave da guerra. Sul piano della sicurezza marittima, infine, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha confermato che le navi italiane resteranno nello schieramento nel Mar Rosso e nello stretto di Bab el-Mandeb. Ha spiegato che la missione Aspides è nata per proteggere i traffici commerciali e non deve lasciare spazio alla “tattica del caos” attribuita ai pasdaran; le regole d’ingaggio, ha aggiunto, restano difensive.