Mps lancia un doppio assalto a Banco Bpm e Banca Generali

Mps ha ottenuto il via libera del consiglio di amministrazione a una doppia offerta pubblica di scambio, interamente in azioni, su Banco Bpm e Banca Generali. Il progetto, approvato a maggioranza il 20 agosto, punta a costruire un nuovo polo bancario italiano e a reagire alla pressione dell’offerta lanciata da Intesa Sanpaolo.

Il valore complessivo dell’operazione è indicato intorno ai 34 miliardi di euro: circa 25,3 miliardi per Banco Bpm e 8,7 miliardi per Banca Generali. In parallelo, la banca senese ha messo sul tavolo una distribuzione straordinaria da 4 miliardi destinata ai propri azionisti, in parte in contanti e in parte in natura attraverso titoli Generali detenuti indirettamente via Mediobanca.

Luigi Lovaglio presenta il dossier come un’aggregazione industriale e non come un attacco ostile. Secondo l’amministratore delegato, il gruppo che nascerebbe dall’operazione avrebbe una presenza forte nel banking, nella consulenza finanziaria e nel wealth management. Mps indica per la nuova entità oltre 810 miliardi di total financial assets, circa 466 miliardi di bilancio pro forma, 245 miliardi di impieghi alla clientela e 315 miliardi di raccolta diretta. Lovaglio ha parlato di un gruppo italiano più forte, di rilevanza europea, insistendo sul fatto che il valore deriverebbe dall’integrazione e non dallo smembramento degli asset.

Il management stima sinergie pre-tasse per circa 2,6 miliardi l’anno, con costi di integrazione una tantum nell’ordine di 2,5 miliardi. Restano però diversi passaggi obbligati: Mps dovrà passare dall’assemblea straordinaria convocata per il 29 ottobre, superando la soglia dei due terzi prevista dalla passivity rule, oltre a ottenere le autorizzazioni regolamentari e adesioni pari ad almeno il 50% più un’azione nelle target.

La partita su Banco Bpm dipende in modo decisivo da Credit Agricole, che controlla il 29,3% del capitale. Il gruppo francese ha già fatto sapere di preferire una combinazione tra Banco Bpm e Credit Agricole Italia, invece di un’integrazione con Mps. Sullo sfondo restano anche possibili asset, sportelli e altre contropartite, compresa una maggiore presenza del gruppo francese in eventuali cessioni richieste dall’Antitrust o dal percorso di integrazione.

Martedì è attesa una prima riunione del cda di Banco Bpm, guidato da Giuseppe Castagna, per una risposta che non dovrebbe essere definitiva. Nello stesso giorno è previsto anche un incontro al ministero dell’Economia tra Giancarlo Giorgetti e gli enti locali toscani legati al territorio senese. In Borsa, intanto, le reazioni sono apparse prudenti o fredde: Banco Bpm e Banca Generali hanno mostrato movimenti contenuti o negativi, mentre Mps ha evidenziato debolezza in alcune sedute.

I corrispettivi offerti da Mps sono tutti in azioni di nuova emissione. Per Banco Bpm il rapporto di cambio non prevede, secondo i calcoli diffusi dalla banca, alcun premio rispetto ai prezzi di riferimento considerati; per Banca Generali il premio è stimato intorno al 10%. Nel disegno complessivo, gli attuali soci Mps manterrebbero circa metà del gruppo combinato, Banco Bpm circa il 37% e Banca Generali il restante 13%.

Le valutazioni critiche non mancano. Il Financial Times ha definito la strategia di Lovaglio decisamente strampalata e ha parlato di idea folle o totalmente folle. S&P Global riconosce un razionale strategico, ma segnala un livello di complessità ed esecuzione più rischioso rispetto alle recenti operazioni bancarie. Tra i commenti italiani, l’ex vigilante Bce Ignazio Angeloni ha osservato che per portarla a termine servirebbe quasi Tom Cruise. Sul fronte opposto, Luigi Tortora di Plt Holding vede invece nel progetto una strada coerente per crescere e rafforzare il gruppo.