La Russia ha reso noto di aver avviato una procedura internazionale per la cattura di Pavel Durov, fondatore e amministratore delegato di Telegram. Per le autorità di Mosca, il manager avrebbe lasciato che sulla piattaforma restassero attivi canali, chat e bot sfruttati, secondo la loro ricostruzione, da servizi ucraini e da gruppi estremisti per organizzare sabotaggi e azioni armate in territorio russo.
Le accuse rese pubbliche attraverso i comunicati citati dalle agenzie sono pesanti: l’Fsb afferma che quelle attività avrebbero provocato vittime, incluse donne e bambini. Nel fascicolo, sempre stando alla versione russa, entra anche il reclutamento di minorenni tramite un chatbot indicato come Leo Match Bot o Dayvinchik/Leo.
Accanto a questo quadro, le autorità russe sostengono che dall’estate 2025 siano finiti in manette 46 cittadini russi, di età compresa tra i 12 e i 22 anni, in 16 regioni. Gli arresti riguarderebbero presunti atti di sabotaggio e aggressioni contro forze dell’ordine e infrastrutture energetiche e di trasporto.
Durov ha 41 anni, è nato a Leningrado/San Pietroburgo e dispone di passaporto francese ed emiratino. In questo momento si trova in Francia, dove è già coinvolto in un procedimento giudiziario. Nell’agosto 2024 era stato fermato al suo arrivo nel Paese e trattenuto per alcuni giorni; successivamente, nel marzo 2025, i magistrati gli avevano autorizzato l’espatrio. Un’altra ricostruzione precisa che, dopo quell’arresto, è stato rinviato a giudizio in Francia per reati legati alla criminalità organizzata ed è sottoposto a controllo giudiziario, con il divieto di lasciare il Paese senza autorizzazione.
La vicenda francese non nasce con quell’episodio. Già nel 2024 le autorità di Parigi avevano aperto un’inchiesta, sostenendo che Telegram non facesse abbastanza per contrastare traffico di droga, frodi, terrorismo e materiale pedopornografico. È su questo sfondo che si inserisce ora la nuova iniziativa russa.
La traiettoria di Durov è quella dell’imprenditore che ha fondato VKontakte, il social indicato come il “Facebook russo”, per poi creare Telegram. La piattaforma è stata lanciata ufficialmente nel 2013 insieme al fratello Nikolai, con l’obiettivo di offrire uno strumento rapido, riservato e protetto dalla crittografia.
Dopo il duro scontro con il Cremlino, e dopo essersi rifiutato di consegnare i dati degli utenti o di chiudere gli account dell’opposizione, nel 2014 Durov ha ceduto la quota in VK e ha lasciato la Russia. Da allora ha vissuto soprattutto a Dubai, restando però in conflitto con Mosca, che aveva già provato a bloccare Telegram tra il 2018 e il 2020.
Oggi Telegram supera il miliardo di utenti e continua a essere ampiamente usata in Russia, nonostante blocchi e tentativi di limitarne l’accesso, anche attraverso le VPN. La piattaforma è impiegata da governi, media e attivisti, e durante la guerra in Ucraina è stata utilizzata da entrambe le parti del conflitto.
Durov ha difeso per anni una linea fondata sulla massima libertà di espressione e sulla tutela della privacy. Le autorità russe, al contrario, lo accusano adesso di sostenere il terrorismo. Lui, considera l’intera vicenda politicamente motivata e la legge come un tentativo di restringere l’uso della piattaforma nel Paese.