A Messina le indagini sul furto di sei opere di Antonello da Messina dal museo MuMe, avvenuto la sera di Ferragosto, sono entrate in una nuova fase di verifica degli indizi raccolti nelle ore successive al colpo.
Il primo segnale utile è arrivato da una telefonata al 112, con cui una donna ha indicato la presenza di quadri abbandonati vicino all’area del museo. La Questura ha poi reso pubblico l’audio della chiamata di Elisabetta Bonfato, che ha detto di trovarsi all’Annunziata, accanto al museo, e di aver visto dei quadri del museo nella strada. L’operatore le ha risposto che sarebbe arrivata subito una volante.
Intanto gli investigatori, coordinati dal capo della Squadra mobile Simone Scalzo, stanno passando al setaccio le telecamere di sorveglianza del quartiere e delle strade vicine. L’obiettivo è ricostruire i movimenti dei ladri dopo il furto e verificare tutti i passaggi utili alla fuga.
Il quadro investigativo resta aperto su più fronti. Tra le ipotesi considerate c’è anche un possibile collegamento con la mafia, mentre non viene esclusa l’azione di una banda locale o di un gruppo arrivato dall’estero. È stata invece smentita dalle forze dell’ordine la voce relativa al sequestro del furgone utilizzato per il colpo.
Dal materiale finora raccolto emerge inoltre che l’allarme del museo avrebbe funzionato regolarmente e sarebbe scattato, ma poi i custodi lo avrebbero spento. Su questo punto gli inquirenti stanno valutando anche una possibile gestione inadeguata da parte del personale, fino al sospetto che possano esserci stati basisti all’interno. La ricostruzione corrente porta infine a ritenere che l’azione non sia stata compiuta da professionisti.