Lavitola resta in carcere, la Procura boccia i domiciliari dopo la confessione sull’attentato a Ranucci

Valter Lavitola non lascerà il carcere per i domiciliari. Dopo l’interrogatorio di garanzia a Rebibbia, durato più di cinque ore, la Procura di Roma avrebbe intenzione di esprimere parere negativo sulla richiesta avanzata dal suo difensore.

L’imprenditore ed ex editore è stato arrestato con una misura cautelare firmata dal gip di Roma nell’indagine sull’attentato a Sigfrido Ranucci. Nel procedimento gli viene contestato anche il metodo mafioso. Lavitola, secondo quanto riferito, ha ammesso di essere il mandante dell’attacco avvenuto nell’ottobre scorso davanti alla casa del conduttore di Report a Pomezia, vicino Roma.

La linea della difesa è che, dopo quella ammissione, vengano meno sia il rischio di fuga sia il pericolo di inquinamento probatorio. L’accusa, invece, non ritiene convincente questa lettura e mantiene ferma la propria opposizione ai domiciliari.

Stando alle ricostruzioni investigative, Lavitola avrebbe ideato il piano e incaricato Clesio Gomes Tavares di reperire persone e mezzi per un’azione dimostrativa contro Ranucci. Nella versione attribuita all’indagato, però, l’iniziativa iniziale non prevedeva un ordigno: avrebbe chiesto quattro o cinque colpi di pistola verso il muro della villetta, per poi considerare comunque il successivo scoppio della bomba rudimentale come un gesto dimostrativo.

Su questo punto la difesa ha insistito nel sostenere che l’attentato, pur “indubbiamente delittuoso”, sarebbe stato concepito per rafforzare la protezione attorno al giornalista. I magistrati, al contrario, ritengono che il gesto fosse collegato anche al tentativo di favorire la popolarità di Ranucci e un’eventuale candidatura politica.

L’inchiesta ha già portato all’arresto di altri presunti coinvolti nell’esplosione del 16 ottobre davanti all’abitazione di Ranucci: tre dei quattro esecutori materiali indicati dagli inquirenti sono in carcere, mentre una donna si trova ai domiciliari. Per Gomes Tavares è stata notificata un’ordinanza di arresto e i pm avvieranno la procedura per l’estradizione; l’uomo risulterebbe in Africa.

Secondo i carabinieri, il quadro probatorio si basa su tabulati telefonici e telematici, tracciamento dei veicoli ed esami forensi dei cellulari, elementi che avrebbero smentito i tentativi di costruire alibi. Il legale di Ranucci, Roberto De Vita, ha definito la confessione un fatto che lascia sgomenti e conferma un quadro giudicato delirante.