Lavitola punta al Riesame per chiarire la sua versione sull’attentato a Ranucci

La difesa di Valter Lavitola, detenuto a Rebibbia dopo la confessione del 12 agosto, prepara un passaggio al Tribunale del Riesame per aggiungere elementi alla sua versione senza modificarla. Secondo l’avvocato Arturo Cola, l’intenzione è quella di puntualizzare quanto già dichiarato e di offrire una lettura più precisa dei fatti attraverso dichiarazioni spontanee in quella sede.

Il ricorso contro le misure cautelari è stato depositato il 15 agosto e l’udienza, stando alla difesa, dovrebbe arrivare nella prossima settimana. Nel frattempo i legali insistono soprattutto su due punti: il movente e la dinamica dell’azione contestata.

Davanti al gip, Lavitola aveva affermato che l’attentato non fosse diretto a colpire Sigfrido Ranucci, ma a far crescere il livello della sua protezione. Cola continua a sostenere questa impostazione e parla di un’iniziativa di carattere dimostrativo, priva dell’obiettivo di ferire il giornalista. In questa prospettiva, l’avvocato ha sintetizzato così la posizione del suo assistito: L’unico vero ordine era quello che non si dovesse far male a nessuno.

La difesa richiama anche gli atti relativi agli esecutori materiali, che avrebbero detto di non voler fare male a Ranucci e di aver agito in modo coerente con questa ricostruzione. Al tempo stesso i legali contestano l’interpretazione del giudice, che aveva giudicato il movente “inverosimile” e descritto le dichiarazioni dell’indagato come “prive di riscontri” e “fumose”, respingendo la richiesta di domiciliari.

Sul piano cronologico, Cola sostiene che Lavitola avrebbe messo in guardia Ranucci sul rischio di attentati già molto prima dell’esplosione del 16 ottobre. La difesa ipotizza un incontro il 7 settembre e parla di un contatto avvenuto “un mese e mezzo prima dell’attentato medesimo”. In interrogatorio di garanzia, inoltre, il suo assistito avrebbe escluso un accordo preventivo sull’azione.

I legali richiamano anche il tema della sicurezza del giornalista, sostenendo che dagli atti emerga una richiesta di rafforzare la scorta. Questo elemento, secondo la difesa, si inserirebbe nella tesi di un tentativo di spingere le autorità ad alzare il livello di protezione. Cola ha poi definito “congetture” le ipotesi su un eventuale “terzo livello” dietro l’attentato, aggiungendo che non ci sono riscontri, almeno per ora, nemmeno sull’idea che Ranucci abbia capito subito chi fosse il mandante.

Intanto l’inchiesta prosegue con nuove analisi su computer e cellulare di Lavitola. Ranucci potrebbe essere sentito dai pm come persona informata sui fatti, ma non nell’immediato. Sul fronte investigativo, la Procura dovrebbe inoltre chiedere l’estradizione di Gomes Tavares, cittadino camerunese indicato come intermediario e factotum di Lavitola. Tavares ha parlato di un rientro in Italia “prestissimo”, mentre la difesa valuta se integrare le dichiarazioni del proprio assistito per chiarire i passaggi che il giudice ha ritenuto poco convincenti.