Lavitola atteso a Rebibbia per l’interrogatorio sul caso Ranucci: chat, Tavares e tensioni in Rai

Mercoledì 12 agosto, nel carcere di Rebibbia, Valter Lavitola affronterà l’interrogatorio di garanzia dopo l’arresto con l’accusa di aver ordinato l’attentato contro Sigfrido Ranucci del 16 ottobre 2025.

La ricostruzione degli inquirenti parte da un dato centrale: l’ordigno lasciato a Pomezia, sostengono, non avrebbe avuto lo scopo di colpire davvero il giornalista. Serviva piuttosto a intimidirlo e, in una lettura più ampia, a spingerne l’immagine pubblica fino a renderla spendibile in chiave politica. In questo scenario, Lavitola immaginava per sé un ruolo di primo piano.

Per ora, però, negli atti non compare alcun elemento che faccia pensare a un’intesa tra i due. Lo precisa il gip Iole Moricca, mentre il difensore di Ranucci, Roberto De Vita, descrive il giornalista come una vittima prima dell’attentato, poi del tradimento e infine di una campagna di delegittimazione. Dopo la perquisizione del 4 luglio, Lavitola aveva già negato ogni addebito dicendosi sconcertato; davanti al giudice potrebbe scegliere di non rispondere, come in altre occasioni, limitandosi eventualmente a dichiarazioni spontanee.

Nel fascicolo compare anche Gomes Clesio Tavares, indicato come uomo di fiducia di Lavitola e possibile tramite con gli esecutori materiali. Per lui la Dda avvierà la procedura di estradizione, perché si troverebbe in Africa. Su Lavitola e Tavares viene contestata anche l’aggravante mafiosa.

L’indagine è nata alla procura di Roma, guidata da Francesco Lo Voi, con il pm Carlo Villani, e oggi passa al fascicolo seguito da Edoardo De Santis. Alla fine di giugno aveva già prodotto quattro misure cautelari nei confronti di tre uomini e una donna ritenuti gli autori materiali dell’attentato. Le accuse, per loro, comprendono detenzione, porto e uso di ordigno esplosivo, oltre a minaccia e danneggiamento aggravati dal metodo mafioso.

Tra gli elementi raccolti ci sono anche le chat tra Lavitola e Ranucci. In quei messaggi l’imprenditore insisteva sulla necessità di una protezione maggiore e arrivava a scrivere: “Ti prego, se non ti danno la seconda macchina, dammi il via libera per fare tutto il casino che mi viene in mente”. In un altro passaggio aggiungeva: “Il vero pericolo che hai tu sono gli odiatori”.

Le carte restituiscono poi un altro filone: Lavitola, da tempo, avrebbe cercato di proiettare Ranucci verso un futuro politico. Nei dialoghi gli parlava di una possibile candidatura e, nell’ottobre 2024, scriveva: “Berlusconi ti avrebbe fatto copresidente”, per poi aggiungere: “Allora ti avrebbe ceduto il posto”. In altri passaggi, sempre secondo gli atti, arrivava a suggerire scenari di ascesa istituzionale fino a evocare il Quirinale. Quando, a gennaio 2025, Ranucci gli inoltrò messaggi anonimi su una possibile sostituzione alla guida di Report e su presunti contatti con esponenti politici, Lavitola avrebbe valutato anche un sondaggio sulla popolarità del giornalista. Gli investigatori, tuttavia, ritengono che Ranucci non fosse consapevole del quadro e che sia stato manipolato: nei provvedimenti si legge infatti che non è emerso alcun elemento per sostenere un accordo con Lavitola.

Il caso si riflette anche dentro la Rai. È riunito il comitato etico, chiamato a verificare eventuali violazioni del codice interno e del principio di correttezza nei rapporti tra Ranucci, Lavitola e i vertici aziendali. La relazione, riservata, dovrebbe arrivare a breve all’amministratore delegato Giampaolo Rossi, che dovrà assumere una decisione editoriale sulla conduzione di Report, la cui nuova stagione è fissata per l’8 novembre.

L’audit interno, invece, non partirà subito. La procura di Roma ha chiarito alla Rai che non serve alcun via libera giudiziario, perché si tratta di una verifica amministrativa interna. Nelle valutazioni entrano anche le mail aziendali e altri comportamenti del conduttore, oltre alle indiscrezioni su una possibile sostituzione che la redazione ha smentito, pur temendo per il futuro del programma. Tra i nomi circolati per un eventuale cambio ci sono gli inviati storici Giorgio Mottola e Giulio Valesini; Federico Ruffo viene considerato gradito in azienda, anche se la sua ipotesi potrebbe essere indebolita da messaggi anonimi che lo coinvolgono.

La tensione è cresciuta anche sul piano politico. Matteo Salvini ha rilanciato gli attacchi a Ranucci, sostenendo che finché non sarà chiarito il rapporto con Lavitola il denaro pubblico non dovrebbe finanziare chi è coinvolto nella vicenda. Ha anche affermato che, a suo giudizio, Report dovrebbe andare avanti senza il conduttore o almeno con una sua pausa. Ranucci ha replicato sui social accusando il vicepremier di chiedere alla Rai la sua sospensione.

Nel frattempo anche Fratelli d’Italia ha alzato il tono con una nota che liquida le accuse al governo come semplice “fumo negli occhi”, mentre il senatore Marco Lisei ha difeso la necessità di fare chiarezza sui rapporti tra Report, Lavitola e alcune inchieste del programma. In tv, Marino Sinibaldi ha invitato la politica a non intervenire, ricordando che i controlli spettano alla Rai e non ai partiti.