Lo scontro diplomatico tra Italia e Spagna sul dossier Ceuta si è intensificato dopo la decisione di Roma di reintrodurre dal 1° agosto controlli mirati in porti e aeroporti per i cittadini di Paesi terzi provenienti dalla Spagna.
La misura, prevista per un mese e notificata a Bruxelles il 3 agosto, è stata giustificata dal Viminale con i recenti eventi nell’exclave e con esigenze legate alla sicurezza e alla gestione dei flussi migratori. Palazzo Chigi ha fatto sapere che, per il momento, non ci sarà alcun passo indietro: la sospensione dell’area Schengen non verrà rivista almeno fino al 15 agosto e solo se saranno esclusi rischi di terrorismo, problemi di sicurezza e una nuova ondata di arrivi.
Giorgia Meloni e Matteo Piantedosi hanno ribadito che l’Italia non accetta “ultimatum” o “imposizioni” dall’estero, insistendo sul carattere temporaneo e selettivo dell’intervento, indicato come compatibile con i trattati Ue. La risposta di Madrid è stata molto dura: il governo spagnolo ha giudicato la scelta italiana ingiusta, discriminatoria e senza una base reale.
Secondo la versione di Madrid, i migranti entrati irregolarmente a Ceuta non possono comunque muoversi liberamente nello spazio Schengen, vista la natura speciale della città autonoma. Le autorità spagnole hanno inoltre ricordato di non aver adottato contromisure analoghe contro l’Italia e di aver invece mostrato solidarietà, anche accogliendo parte dei migranti arrivati a Lampedusa nel 2023.
In risposta al mancato ritiro dei controlli italiani, il governo spagnolo ha annunciato verifiche temporanee su passaporti e documenti per chi arriva dall’Italia dalle 0:00 di domenica fino al 7 settembre. Madrid ha descritto la misura come “proporzionali” e l’ha collegata alla pressione migratoria irregolare che l’Italia starebbe affrontando.
Nel concreto, i controlli italiani restano concentrati sui viaggiatori extra-Ue in arrivo dalla Spagna e non riguardano i cittadini spagnoli o europei, né chi parte dall’Italia verso la penisola iberica. Negli scali di Fiumicino, Malpensa e Linate sono già partite verifiche selettive sui documenti, poi estese a tutti i voli dalla Spagna. Nei porti, invece, i controlli interessano le principali tratte da Barcellona verso Civitavecchia, Genova e Porto Torres.
Le autorità aeroportuali hanno invitato i passeggeri a viaggiare con un documento valido per l’espatrio, mentre il sindacato di polizia Silp Cgil ha segnalato il rischio di paralisi operativa negli scali nel mese di massimo traffico e con personale già sotto pressione.
La vicenda ha avuto riflessi anche sul piano politico interno. In Italia, opposizioni come Fratoianni, Magi e Calenda hanno criticato la scelta di Meloni, parlando di propaganda, di una mossa boomerang o di una decisione elettorale. Dal fronte di governo, invece, Piantedosi e la maggioranza hanno accusato il centrosinistra di aver reagito in modo scomposto.
Sullo sfondo resta la situazione a Ceuta, dove dopo gli ingressi di massa di fine luglio risultano ancora presenti circa 2.000 migranti su 72.000 arrivi complessivi. Tra loro ci sono molti minori non accompagnati, già 1.342 secondo il censimento citato da Madrid. Il governo spagnolo ha spiegato di voler trasferire parte dei minori sul territorio europeo della Spagna, dando priorità ai casi più vulnerabili e ai ricongiungimenti familiari quando possibile, con una redistribuzione tra le comunità autonome fissata a 32,6 posti ogni 100mila abitanti.
Le autorità spagnole hanno anche rafforzato il dispositivo di sicurezza nell’exclave. Un rapporto della Guardia Civil ha inoltre individuato sui social marocchini una campagna che spingerebbe a riprovare l’attraversamento il 15 agosto, un allarme considerato credibile anche da Madrid.