Il debito pubblico Usa supera i 40.000 miliardi di dollari

Il debito pubblico lordo degli Stati Uniti ha oltrepassato la soglia dei 40.000 miliardi di dollari. Secondo i dati del Tesoro, al 18 agosto il totale era salito a 40,05 mila miliardi, pari a circa il 125,8% del Pil. In un’altra misura viene indicato un rapporto debito/Pil intorno al 124%, ma in entrambi i casi il livello resta vicino ai massimi che non si vedevano dalla Seconda guerra mondiale.

La crescita è arrivata prima di quanto atteso dal Congressional Budget Office, che pochi mesi fa stimava un debito di circa 39,6 mila miliardi entro la fine dell’anno fiscale 2026. Lo stesso ufficio segnala che il tetto del debito da 41,1 mila miliardi è ormai vicino e che, senza correzioni, il totale potrebbe arrivare a circa 64 mila miliardi entro il 2036.

Il peso accumulato riflette anni di spesa pubblica elevata, sia sotto le amministrazioni Trump sia sotto quelle Biden, oltre all’aumento degli interessi da corrispondere sui titoli. Tra gli elementi più recenti figurano anche i minori incassi dai dazi dopo la bocciatura della politica tariffaria di Trump da parte della Corte Suprema. Sullo sfondo restano fattori strutturali come i costi delle recessioni e della pandemia, gli sgravi fiscali non coperti — compresa la riforma One Big Beautiful Bill, che aprirebbe un buco di 2.400 miliardi in dieci anni — e l’invecchiamento della popolazione, con più spesa per sanità e pensioni.

Il Tesoro versa già fino a 1.400 miliardi di dollari l’anno in interessi, una cifra superiore al bilancio del Pentagono. La pressione si è riflessa soprattutto sui titoli a lunga scadenza: i rendimenti dei Treasury a 10, 20 e 30 anni hanno toccato i massimi degli ultimi vent’anni circa, con il trentennale arrivato ai livelli più alti dal 2007 o, in una delle ricostruzioni, dal 2007 dopo quasi vent’anni.

Tra le cause della tensione sui mercati vengono indicati anche l’aumento dei prezzi dell’energia legato alla guerra con l’Iran e i timori di un’inflazione persistente. Nell’ultimo dato citato, l’inflazione annua statunitense era al 3,4% a luglio. A questo si aggiunge la concorrenza di grandi emissioni di debito da parte delle aziende tecnologiche per finanziare i progetti sull’intelligenza artificiale, con passività che secondo una ricostruzione sarebbero molto più alte di quanto ammesso finora fuori bilancio.

Per cercare di frenare la risalita dei rendimenti e dare più liquidità al mercato, il Tesoro guidato da Scott Bessent ha annunciato il raddoppio dei riacquisti di titoli a lunga scadenza. Dal 9 settembre al 4 novembre interverrà su bond tra 10 e 30 anni in tranche da almeno 4 miliardi di dollari, contro i 2 miliardi iniziali. L’obiettivo dichiarato è offrire maggiore sostegno al mercato obbligazionario, e i rendimenti sono scesi subito dopo l’annuncio. Diversi analisti, però, giudicano la misura limitata e di breve periodo, anche perché il bilancio federale resta in forte deficit e l’intervento rischia di essere finanziato a debito. Sullo sfondo c’è anche il messaggio politico: con le elezioni di midterm più vicine, Casa Bianca e Tesoro cercano di contenere l’effetto dei tassi su mutui, prestiti e credito al consumo, mentre la Federal Reserve resta divisa sulla risposta all’inflazione e alcuni membri ritengono possibili nuovi rialzi se i prezzi non scenderanno verso il target del 2%.