Il governo italiano ha chiesto l’attivazione della clausola di salvaguardia prevista dalle nuove regole fiscali dell’Ue per le spese legate a energia e difesa. Alla Camera, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha spiegato che l’iter passa ora dalla valutazione della Commissione europea, attesa per settembre, e poi dalla possibile formalizzazione della raccomandazione da parte del Consiglio nell’Ecofin di ottobre.
Solo dopo questi passaggi, ha chiarito il ministro, il governo affronterà lo scostamento di bilancio da sottoporre al Parlamento tra settembre e ottobre. In quella fase, ha aggiunto, saranno più leggibili anche gli effetti sulla procedura per deficit eccessivo. Giorgetti ha descritto la scelta come complessa e poco popolare, ma necessaria sia per responsabilità politica sia per il dovere costituzionale della difesa, sottolineando anche che l’Italia, a suo giudizio, gode di grande considerazione in Europa.
Nel merito della nuova procedura, il ministro ha indicato che sono previste verifiche e aggiornamenti periodici. Lo Stato membro dovrà trasmettere informazioni due volte l’anno, entro il 15 aprile e il 15 ottobre, mentre la Commissione controllerà separatamente l’eventuale scostamento legato alle spese militari e, se necessario, quello collegato all’estensione della Nec alla sicurezza energetica. Ogni piano, ha spiegato, dovrà tenere insieme i vincoli di finanza pubblica e l’andamento della procedura per deficit eccessivo, che potrebbe restare aperta anche se il disavanzo aggiuntivo fosse connesso a spese ammissibili.
Giorgetti ha aggiunto che alcuni sistemi d’arma potrebbero essere rimodulati, perché progettazione, dispiegamento e contabilizzazione seguono tempi diversi. Sul piano politico, le opposizioni hanno presentato una risoluzione unitaria di Pd, M5S e Avs per chiedere al governo di non usare la clausola Ue per aumentare le spese militari e di destinare eventuali margini di bilancio a interventi sociali, sanitari ed energetici. Il testo proponeva anche di rivedere gli impegni presi in sede Nato e di puntare a una vera difesa comune europea.
Italia Viva non ha firmato la risoluzione, mentre nel Pd sono riemersi contrasti tra area riformista e resto del partito. La maggioranza ha invece modificato la propria proposta, che nella versione finale invita il governo ad avviare la richiesta della clausola di salvaguardia per la resilienza del sistema energetico entro il limite dello 0,6% del Pil nel periodo di riferimento e per la difesa, compresi gli investimenti, entro lo 0,9% del Pil. Nel testo si prevede anche di valutare il ricorso al programma Safe per finanziare le misure militari, con priorità ai sistemi tecnologici difensivi e alla sicurezza nazionale.
Nel dibattito è emerso inoltre che la clausola potrebbe liberare fino a circa 36 miliardi di euro nel triennio fino al 2028, di cui 14,4 miliardi per la sicurezza energetica e 21,7 miliardi per la difesa. La discussione in Aula è proseguita con le dichiarazioni di voto sulle risoluzioni, ma la maggioranza ha imposto il proprio testo come base della votazione finale.