Furto al Museo “Accascina” di Messina, indagini aperte tra sicurezza, turni e pista del mezzo usato dai ladri

Restano aperte le indagini sul furto al Museo regionale “Accascina” di Messina, un colpo che ha riportato al centro dell’attenzione soprattutto la tenuta dei controlli interni, le falle nella sicurezza e il percorso seguito dai ladri per entrare e uscire dalla struttura.

Un punto, al momento, appare chiarito solo in negativo: non c’è conferma che il furgone controllato nei giorni scorsi sia quello impiegato nel furto. Le forze dell’ordine hanno smentito che sia stato sequestrato un mezzo direttamente collegato al colpo, mentre una prima ricostruzione lo indicava come ritrovato e poi escluso dagli accertamenti.

Il museo, intanto, è rimasto aperto al pubblico. Dove mancavano le opere trafugate sono stati sistemati teli neri, a coprire il vuoto lasciato dal furto. Sulla presenza del personale emergono però versioni diverse: secondo una fonte i custodi in sede erano 15, mentre nelle ricostruzioni investigative riferite al turno della sera del 15 agosto si parla di quattro addetti in servizio.

Il colpo è stato messo a segno la sera di Ferragosto, tra le 20 e le 21, approfittando della processione della Vara, che richiama molta gente in città e assorbe le forze dell’ordine. I ladri sarebbero stati almeno quattro: due entrati nel museo e altri due rimasti all’esterno. In altre ricostruzioni compare invece un gruppo di tre esecutori con il volto coperto, ma resta fermo l’elemento di una banda organizzata, con caschi integrali da motociclista e magliette nere.

Per entrare sarebbero state forzate le sbarre della recinzione sul retro o sul lato viale Annunziata, e in un secondo momento anche una porta laterale. Due sbarre risultano allargate o piegate. Le telecamere interne ed esterne e l’allarme erano presenti e, secondo la direzione, funzionavano regolarmente; gli investigatori, però, stanno cercando di capire perché chi era incaricato del controllo non sia intervenuto. Una versione raccolta nelle indagini sostiene che l’allarme sia stato spento dai custodi, mentre un’altra parla di monitor non sorvegliati e di ronda non effettuata.

Le opere portate via sono tre tavole delle cinque superstiti del Polittico di San Gregorio, detto anche del Rosario, e una tavoletta bifronte conservata in una teca blindata, con da un lato la Madonna col Bambino e un francescano in adorazione e dall’altro Cristo in Pietà. Le due tavole rimaste sul posto sono state trovate fuori dal museo, appoggiate su un muretto: una famiglia le ha notate e ha chiamato il 112 verso le 21, facendo scattare l’allarme. Altre ricostruzioni indicano invece che la direttrice si sia accorta del furto poco dopo, intorno alle 21.40-21.45.

Il polittico era stato commissionato ad Antonello da Messina dalla badessa Fabria Cirino per il monastero di Santa Maria extra moenia. In origine era composto da sei tavole, ma una centrale della cimasa è perduta; l’insieme ha poi subito danni storici pesanti, dal degrado antico al terremoto del 1908 e ai restauri successivi. La tavoletta bifronte, attribuita ad Antonello nel 2003 e datata dagli studiosi tra il 1465 e il 1474, proveniva dalla collezione Wilhelm Soldan ed era stata acquistata dalla Regione Sicilia nel 2003.

Sul caso la procura di Messina ha aperto un fascicolo per furto pluriaggravato di opere d’arte a carico di ignoti. Lavorano polizia e carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale, con il supporto atteso di investigatori da Roma. Sono in corso verifiche su immagini delle telecamere, videoriprese dei giorni precedenti e celle telefoniche, per capire se ci siano stati sopralluoghi o contatti utili nelle ore del colpo.

Gli inquirenti non escludono che il gruppo non fosse locale e che si tratti di ladri esperti arrivati da fuori Sicilia o dall’Italia. Al tempo stesso, alcune ricostruzioni ipotizzano un’azione improvvisata, forse condotta da persone del posto, con movimenti poco accorti e lavori eseguiti in fretta. Restano aperte sia la pista del mercato nero sia quella di un furto su commissione, anche perché collocare sul mercato opere di questo livello viene ritenuto difficilissimo.

Il caso ha aperto anche un fronte polemico sulle condizioni del personale nei musei regionali. In una direttiva del 28 luglio firmata dal dirigente generale dei Beni culturali Mario La Rocca viene indicata una riduzione dei turni a un massimo di tre addetti, con possibilità di scendere a due in caso di carenza di organico, senza distinzione tra personale di ruolo e lavoratori Sas; ai custodi di turno sarebbe affidata anche la gestione delle chiavi. Secondo il Fatto Quotidiano, quella sera erano presenti anche due ex Asu stabilizzati nella Sas e non c’era un capo servizio.

L’associazione Astarte e altri osservatori hanno criticato l’impiego di personale non formato per la sorveglianza di beni così preziosi. Nel frattempo il presidente della Regione, Renato Schifani, ha avviato un’ispezione interna per accertare eventuali responsabilità del personale, mentre la direttrice Marisa Mercurio, il sindaco Federico Basile, il ministro della Cultura Alessandro Giuli e l’assessore comunale Enzo Caruso hanno espresso sconcerto e chiesto il ritorno delle opere. A Messina si è svolta anche una piccola manifestazione di cittadini sul lungomare del Ringo, con l’appello a fare piena luce sia sul furto sia sulla gestione della sicurezza del museo.