È morto Francesco Guccini, addio al cantautore e scrittore a 86 anni

Francesco Guccini è morto oggi, 6 agosto, a 86 anni, nella sua casa di Pàvana, sull’Appennino pistoiese. Era con lui la moglie Raffaella Zuccari, la figlia Teresa e i familiari.

La famiglia ha indicato funerali in forma strettamente privata e ha chiesto riservatezza; per settembre è stata invece annunciata una commemorazione pubblica. La notizia ha generato un vasto cordoglio nel mondo della musica, della cultura e della politica.

In Parlamento, la Camera lo ha salutato con un lungo applauso e tutti i gruppi hanno aderito alla proposta di un momento commemorativo a settembre. Tra i messaggi diffusi nelle ore successive ci sono stati quelli di Romano Prodi, che ha ricordato la perdita di un amico e di un uomo generoso, di Gianni Morandi, che lo ha definito un vero poeta, e di Luciano Ligabue, oltre a quelli della PFM, di Fabio Fazio, di Elly Schlein, di Pier Ferdinando Casini, di Angelo Bonelli e del presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale con l’assessora Gessica Allegni. Il sindaco Matteo Lepore ha annunciato il lutto cittadino a Bologna nel giorno del funerale. Anche Andrea Mingardi lo ha indicato come una presenza decisiva per la regione, sostenendo che chi ha scritto Dio è morto non può essere ridotto a un semplice cantautore.

Nato a Modena il 14 giugno 1940, Guccini aveva trascorso l’infanzia a Pàvana, dove la madre si era trasferita durante la guerra nella casa dei nonni paterni. Prima di imporsi come autore, aveva suonato in orchestre e lavorato come cronista alla Gazzetta di Modena, soprattutto in cronaca giudiziaria. Un’intervista a Domenico Modugno nel 1960 fu uno snodo importante nel suo passaggio alla scrittura di canzoni.

All’inizio firmò brani per altri interpreti, tra cui Caterina Caselli, l’Equipe 84 e i Nomadi, che portarono al successo Auschwitz, Per fare un uomo, Dio è morto e Noi non ci saremo. Il suo primo album fu Folk Beat n°1 nel 1967. La svolta arrivò con Radici nel 1972, che conteneva La locomotiva, rimasta a lungo tra i brani più richiesti nei concerti. Quattro anni più tardi, con Via Paolo Fabbri 43, raggiunse un pubblico più ampio; L’avvelenata nacque come risposta alle critiche ricevute per Stanze di vita quotidiana. Nel 1978, Amerigo mise al centro una vicenda familiare legata al prozio emigrato negli Stati Uniti e includeva anche Eskimo.

Nel 2012, con L’ultima Thule registrato nel mulino di famiglia a Pàvana, Guccini annunciò che non avrebbe più tenuto concerti, ma continuò comunque a pubblicare. Nel 2022 uscì Canzoni da intorto, seguito nel 2023 da Canzoni da osteria; nel 2024 incise anche una nuova versione di Bella ciao con Tosca, in italiano e in farsi. Negli ultimi anni aveva parlato anche dei problemi alla vista, spiegando nel 2022 di soffrire di maculopatia bilaterale. La sua ultima testimonianza, raccolta nel libro Calde le pere!, uscirà postuma a settembre per Giunti; tra le frasi ricordate c’è: Le parole sono importanti e il loro suono è quello con cui abbiamo imparato ad amare le cose. L’ultima apparizione pubblica risale a maggio a Reggio Emilia, ai Chiostri di San Pietro, per la mostra “Canterò soltanto il tempo”, aperta fino al 18 ottobre allo Spazio Gerra.

Accanto alla musica, Guccini ha costruito un percorso letterario intenso: nel 1989 pubblicò Cròniche epafàniche, poi Vacca d’un cane e Cittanòva blues. Con Loriano Macchiavelli scrisse anche diversi romanzi, soprattutto polizieschi, dando vita al maresciallo Benedetto Santovito. Nel 1998 uscì il Dizionario del dialetto di Pàvana. Il suo lavoro gli è valso quattro Targhe Tenco, la laurea honoris causa in Scienze della formazione primaria conferita nel 2002 dalle università di Bologna e di Modena e Reggio Emilia, l’onorificenza di Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana nel 2004 e una seconda laurea honoris causa, in Scienze umanistiche, dall’American University of Rome nel 2012.