Alla Camera il parere sul decreto legislativo che aggiorna l’ordinamento italiano all’AI Act in materia di riconoscimento facciale non è arrivato oggi. La commissione Affari europei ha infatti rinviato il voto, mentre l’iter del testo è proseguito senza intoppi nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia di Camera e Senato. Il passaggio in Senato, ieri, aveva già registrato il via libera della commissione Politiche Ue.
Il rinvio è stato subito letto dalle opposizioni come il segnale di una maggioranza attraversata da tensioni, anche per le posizioni non allineate emerse in Forza Italia. Sullo sfondo resta il confronto con Bruxelles, dove la Commissione europea ha ribadito che il riconoscimento facciale negli spazi pubblici accessibili è vietato dal regolamento sull’intelligenza artificiale.
Il portavoce Thomas Regnier ha ricordato che quel divieto è già operativo dallo scorso anno e diventerà pienamente esecutivo entro quest’anno. Ha però aggiunto di non avere elementi sufficienti per entrare nel merito del caso italiano. Dal governo, invece, fonti di Palazzo Chigi insistono sul fatto che l’Italia continuerà ad applicare la normativa Ue, a partire dall’AI Act, nel rispetto delle garanzie costituzionali e dei diritti di libertà, rivendicando anche un ruolo di primo piano nella governance dell’IA.
Il capitolo più controverso del provvedimento riguarda l’uso dei sistemi biometrici da parte delle forze dell’ordine. L’articolo 8, secondo il testo, consente nei casi urgenti e per scongiurare un pregiudizio grave e irreparabile che l’attivazione parta dall’organo di polizia procedente, con una comunicazione anche orale al magistrato. Le opposizioni contestano proprio questo punto, sostenendo che allarghi la sorveglianza senza un’autorizzazione preventiva del giudice.
Un’altra critica si concentra sull’articolo 10, che per i gruppi di minoranza introdurrebbe una profilazione preventiva di massa non prevista dall’AI Act. Nello schema, comunque, restano possibili forme di riconoscimento facciale in contesti sensibili, come la ricerca di persone scomparse o il contrasto al terrorismo, ma sempre con il via libera dell’autorità giudiziaria. La videosorveglianza con IA, invece, potrebbe portare all’identificazione di indiziati solo dopo il reato, in un momento successivo.
Tra le voci favorevoli all’impianto del decreto, la relatrice in commissione Politiche Ue Cristina Rossello, deputata di Forza Italia, ha descritto l’adeguamento al regolamento europeo come un passaggio molto importante, soprattutto per gli effetti sull’impiego dell’IA in polizia e nei procedimenti penali. Rossello ha chiesto regole nette e una tutela piena dei diritti.
Di segno opposto le reazioni delle opposizioni. Piero De Luca, del Pd, ha evocato il rischio di un “Grande Fratello” e ha contestato che non sia prevista l’autorizzazione del giudice per i dati biometrici. Marianna Madia, di Iv, ha giudicato il rinvio “un fatto molto grave” e ha parlato di un clima da “caserma”. Filippo Sensi, ancora per il Pd, ha accusato la maggioranza di spingere verso uno “stato di polizia” e una “schedatura di massa”. Vittoria Baldino, per il M5s, ha sostenuto che si stiano costruendo strumenti di controllo eccessivi mentre l’esecutivo insiste sulla linea della sicurezza.
Il testo ha ricevuto anche l’attenzione del Garante per la privacy, che ha espresso un assenso complessivo, ritenendolo coerente con AI Act e legge delega, ma ha chiesto integrazioni su supervisione umana e qualità delle banche dati biometriche. L’Autorità ha comunque avvertito che il trattamento automatizzato e generalizzato dei dati raccolti in luoghi o eventi pubblici rimane delicato rispetto alla disciplina europea, che ammette il riconoscimento facciale ex post soltanto per ricerche mirate.