Nel giorno in cui sono entrati in vigore i nuovi dazi statunitensi voluti da Donald Trump, lo scontro commerciale tra Washington e Bruxelles si è spostato soprattutto sulle regole e sulle sanzioni per le grandi società tecnologiche.
I nuovi prelievi Usa sono stati applicati in base alla Sezione 301 del Trade Act e colpiscono i Paesi accusati di ricorrere al lavoro forzato. Le aliquote oscillano tra il 10% e il 12,5% e riguardano oltre 60 Paesi, tra cui quelli europei, Giappone, Cina, Canada, Corea del Sud e Regno Unito. A Bruxelles si osserva che il tetto del 15% previsto dall’intesa di Turnberry resta superiore alla tariffa americana del 10%, con l’effetto paradossale che per alcuni prodotti, come il formaggio, i dazi potrebbero perfino diminuire.
La tensione più forte, però, è arrivata dopo la multa da 890 milioni di euro inflitta il 23 luglio dalla Commissione a Google sulla base del Digital Markets Act. Trump ha scritto su Truth che l’Ue «pagherà un prezzo molto alto» per una «condotta illegale e profondamente scorretta», ha parlato di una «pratica di rapina», ha annunciato un’indagine ai sensi della Sezione 301 e ha minacciato dazi pesanti il prima possibile, chiedendo anche la revoca delle sanzioni contro le società tecnologiche americane.
Il rappresentante Usa per il Commercio, Jamieson Greer, aveva già avvertito che la decisione su Google poteva avere conseguenze tariffarie e mettere a rischio la stabilità dei rapporti commerciali transatlantici. Greer ha anche definito i provvedimenti europei contro le aziende tecnologiche statunitensi un approccio sempre più aggressivo.
La Commissione ha replicato che si tratta solo di applicare norme già in vigore e che le regole dell’Ue non sono negoziabili. Kaja Kallas, da Manila, ha definito infondate le accuse sui controlli, mentre la portavoce Paula Pinho ha ribadito che l’Ue respinge l’idea di contribuire al problema globale del lavoro forzato. Da Bruxelles è arrivata anche l’osservazione che le regole sono imparziali, con un riferimento al «cartellino giallo» appena mostrato a TikTok.
Le reazioni internazionali ai nuovi dazi non sono state uniformi. Il governo britannico di Andy Burnham ha minimizzato l’impatto richiamando il limite del 10% fissato dagli accordi bilaterali con Washington; Pechino ha sostenuto che guerre tariffarie e commerciali non avvantaggiano nessuno; il Brasile di Luiz Inacio Lula ha definito i nuovi dazi ingiusti e arbitrari.
Nello stesso giorno, due piccole imprese hanno anche presentato un ricorso alla Corte statunitense per il commercio internazionale contro la nuova tornata tariffaria, sostenendo che Trump avrebbe usato in modo illegittimo la Sezione 301 del 1974.