Damasco condanna a morte Bashar al-Assad in contumacia per crimini di guerra

Un tribunale penale di Damasco ha inflitto la pena di morte in contumacia a Bashar al-Assad, dichiarandolo colpevole di crimini di guerra e crimini contro l’umanità legati alla guerra civile siriana.

La decisione arriva al termine di un procedimento durato quasi quattro mesi e viene presentata dalle nuove autorità siriane come un tassello della giustizia di transizione dopo la caduta del vecchio regime, avvenuta nel dicembre 2024 con l’ascesa di Ahmad al-Sharaa, sostenuto dalla Turchia.

Secondo quanto riferito, la sentenza stabilisce anche che l’ex presidente “essere perseguito a livello internazionale”. Assad, fuggito a Mosca con la famiglia dopo il crollo del suo governo, si troverebbe tuttora in Russia.

La stessa corte ha condannato a morte anche Maher al-Assad, indicato come ex comandante della Quarta divisione corazzata, insieme ad altri esponenti dell’apparato militare e di sicurezza del precedente sistema. Tra i nomi citati figura Atef/Atif Najib, cugino dell’ex presidente ed ex capo della sicurezza politica a Daraa.

Najib è l’unico imputato comparso in aula: era già stato arrestato lo scorso anno ed è stato ritenuto responsabile di omicidio, torture, arresti arbitrari, uccisioni di minori e incitamento all’odio. Le ricostruzioni collocano proprio a Daraa, nel marzo 2011, gli episodi che contribuirono a far esplodere le proteste poi represse e sfociate nel conflitto.

A Damasco e a Daraa, alla lettura del verdetto, diversi cittadini si sono radunati per celebrare la decisione mostrando foto di persone uccise o scomparse nella guerra. Alcuni osservatori hanno però avvertito che la pena di morte potrebbe rendere più complessa un’eventuale estradizione degli imputati rifugiati all’estero.