A quattro giorni dal terremoto che ha colpito la Colombia il 10 agosto, i soccorritori continuano a scavare tra le macerie mentre il numero delle vittime resta provvisorio e diverso a seconda delle rilevazioni. L’Unità nazionale per la gestione del rischio di catastrofi parla di 281 morti, 3.971 feriti e 379 dispersi; un altro resoconto, aggiornato dopo una rettifica locale a Cali, indica 216 vittime; una terza stima riporta invece 240 morti, oltre 570 feriti e più di 2.700 persone segnalate come scomparse già la sera del sisma.
L’epicentro è stato individuato nei pressi di San José del Palmar, nel dipartimento del Chocó, e l’evento ha coinvolto 15 dipartimenti e 426 comuni. Le autorità segnalano 102.105 persone coinvolte, 348 tratte in salvo, 10.677 abitazioni distrutte, 65.841 danneggiate e 127 edifici crollati. Colpiti anche 2.136 centri educativi, 236 strutture sanitarie, 198 strade e 46 ponti. Il monitoraggio prosegue con immagini satellitari e droni, mentre resta alta l’attenzione sul vulcano Puracé, in allerta arancione.
Tra i casi più drammatici c’è quello di una famiglia di Cali. Delle tre gemelle di 23 anni, Ana Maria è riuscita a salvarsi riparandosi sotto un tavolo di legno massiccio dopo il crollo della casa; Isabella e Sofia sono rimaste intrappolate sotto una scala. Le tre sorelle, studentesse di marketing, avevano trascorso l’ultimo semestre in Francia ed erano appena tornate da un viaggio in Europa. Anche i genitori, Jairo Hernán Saavedra e Victoria Caicedo, sono morti e sono stati trovati abbracciati nella camera da letto.
Un altro salvataggio ha raccolto applausi e sollievo tra soccorritori e familiari: a Cali una donna indicata come Diana è stata estratta viva dopo 30 ore sotto le macerie; in una testimonianza diversa, la stessa persona è descritta come Daniela Largo, 32 anni. Le operazioni coinvolgono esercito, vigili del fuoco, volontari, cani da ricerca e mezzi pesanti. A Pereira e Cali si continua a scavare a mano e con le ruspe, mentre molti sfollati passano la notte in parchi e strutture di fortuna, tra tende e materassi, temendo le scosse di assestamento. In alcune aree, le famiglie restano ferme per ore nei punti in cui avevano visto per l’ultima volta i dispersi.
A Cali il crollo parziale dell’ospedale universitario del Valle ha costretto a trasferire i pazienti nel parcheggio e a curarne alcuni all’aperto. Un primo bilancio parlava di almeno 10 persone intrappolate, con il timore che potessero esserci anche bambini. In città è stato imposto il coprifuoco e la militarizzazione, mentre a Bogotá i vigili del fuoco effettuano verifiche quartiere per quartiere; finora non risultano danni significativi, a parte alcune crepe.
La Conferenza episcopale colombiana ha fissato per domenica 16 agosto una giornata di preghiera. Il vescovo di Pereira, monsignor Nelson Jair Cardona Ramírez, ha riferito che circa 12 parrocchie sono gravemente danneggiate, altre 60 lesionate, che la curia diocesana rischia di crollare, il seminario maggiore è compromesso e la mensa dei poveri è stata distrutta. Ha aggiunto che molti luoghi di culto non sono utilizzabili e che i sacerdoti hanno celebrato messe nei parchi e nei luoghi di accoglienza. La diocesi ha anche riorganizzato la banca alimentare dopo il crollo della sede di San Marcos a Dosquebradas; tra i beni più urgenti ha indicato materassi, coperte, tende, acqua e cibo non deperibile. Guardando alla fase successiva, Cardona Ramírez ha detto: Dio provvederà.
Dal governo colombiano sono arrivate misure di emergenza e promesse di sostegno per chi ha perso la casa. In una dichiarazione è stata annunciata anche la gratuità per tre mesi dei servizi pubblici per gli sfollati, oltre a possibili sussidi per l’affitto e aiuti per un trasferimento temporaneo. Dagli Stati Uniti è stato annunciato un pacchetto di 15,5 milioni di dollari in aiuti. Dall’Italia sono giunte le parole di solidarietà della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la conferma dell’ambasciatore a Bogotá che non risultano italiani in pericolo nelle aree più colpite e la disponibilità della Croce Rossa italiana a sostenere quella colombiana. Anche il Papa, in un messaggio firmato dal cardinale Pietro Parolin, ha espresso dolore per vittime, feriti e danni materiali, compresi quelli subiti da molte chiese.