Colombia, il sisma da 7,4 continua a far salire il bilancio: soccorsi concentrati a Cali

Il bilancio del terremoto di magnitudo 7,4 che ha colpito la Colombia il 10 agosto resta in movimento e, al momento, non è ancora definitivo. L’epicentro è stato individuato vicino a San José del Palmar, nel dipartimento del Chocó, a una profondità compresa tra 96 e 103 chilometri.

Le cifre circolate nelle ultime ore non coincidono del tutto, ma descrivono tutte una situazione molto grave. Le stime più aggiornate indicano almeno 132 morti e circa 570 feriti. Un conteggio diffuso da Asocapitales e riferito ai soli capoluoghi arriva invece a 169 vittime e oltre 600 feriti, lasciando intendere che il totale possa ancora crescere perché non comprende tutte le aree colpite.

Fra i centri più danneggiati vengono indicati Cali, Pereira, Quibdó e Manizales. A seconda delle ricostruzioni, sono cinque le città in allerta rossa e tra quelle citate figurano Pereira, Cali, Quibdó, Manizales e Armenia. Sul territorio risultano inoltre almeno 40-86 edifici crollati e la chiusura temporanea di sei o sette aeroporti.

La pressione maggiore si concentra a Cali, dove il sindaco Alejandro Éder ha parlato di oltre 85 morti e 885 feriti. Il primo cittadino ha spiegato che le squadre sono impegnate soprattutto nelle operazioni di ricerca e salvataggio. Per contenere i rischi di saccheggi, la città ha disposto il coprifuoco dalle 20 di lunedì 10 agosto alle 6 di martedì e ha militarizzato alcuni settori; gli ospedali sono stati messi in allerta rossa.

Nel capoluogo del Valle del Cauca proseguono le ricerche tra le macerie, dove almeno 40 edifici sono crollati. Ai vigili del fuoco del posto si sono aggiunti rinforzi arrivati da Yumbo, Jamundí, Bogotá e Cali.

Tra gli episodi più significativi c’è il salvataggio di una madre e del suo neonato, estratti vivi da un edificio di cinque piani crollato nel quartiere Ciudad Capri. Dopo il recupero, entrambi sono stati portati in centri di assistenza e sono fuori pericolo. Il soccorritore Carlos Ortiz ha riferito che il bambino è stabile e che la squadra aveva già messo in salvo sette persone, mentre restano da trovare una coppia di anziani e il loro nipotino di sette anni.

Il Servizio geologico colombiano ha contato 47 repliche e avverte che nuove scosse sono probabili, anche se la magnitudo massima registrata finora è stata 4,8. La scossa principale è stata avvertita in molte città della Colombia, da Bogotá a Medellín, e anche in Ecuador, Panama e Venezuela.

Le autorità hanno parlato di emergenza nazionale o calamità pubblica. Nelle aree più colpite sono stati schierati esercito e polizia, mentre la rete sanitaria resta in allerta rossa. Intanto l’aeroporto internazionale Alfonso Bonilla Aragón, che serve Cali, è tornato a funzionare dopo il ripristino dell’energia e le verifiche tecniche.

Si è attivata anche la rete internazionale di sostegno. Gli Stati Uniti hanno annunciato 15,5 milioni di dollari destinati a rifugi d’emergenza, cibo, protezione e valutazione dei danni. L’Unione europea ha messo in moto il meccanismo di protezione civile, ha inviato i primi aiuti tramite la Croce Rossa tedesca, ha riallocato 100.000 euro per i primi soccorsi nel Chocó e ha attivato Copernicus per la mappatura dei danni.

Dal Vaticano, il Papa ha espresso forte dolore per le vittime, manifestando vicinanza alle famiglie e riconoscenza a chi sta operando nei soccorsi. Anche il presidente del Senato Honorio Henríquez ha invitato i parlamentari a devolvere uno stipendio mensile, mentre diversi messaggi della Chiesa colombiana hanno richiamato alla necessità di unire gli sforzi per il bene comune.

La tragedia ha infine riportato al centro il tema delle disuguaglianze territoriali. Il Chocó, dove si trova l’epicentro, è tra le zone più povere del Paese, mentre realtà come Manizales dispongono di condizioni socioeconomiche nettamente migliori. Per questo, osservano più analisi, la capacità di risposta al terremoto non è stata uniforme ovunque.