Il bilancio delle alluvioni che hanno colpito la fascia di confine tra Nepal e Tibet continua a cambiare, mentre i soccorritori cercano ancora superstiti in un’area devastata da fango, acqua e detriti. Le stime diffuse finora oscillano in modo significativo: si va da almeno 160 morti e centinaia di dispersi fino ad almeno 165 vittime e oltre mille dispersi, mentre un altro aggiornamento parla di almeno 330 morti e migliaia di dispersi. In un quadro successivo vengono indicati oltre 1.300 dispersi e numerosi morti. Tra i dati riportati figura anche un conteggio di 3 morti e 265 dispersi sul versante cinese.
Nel distretto nepalese di Rasuwa, la zona più colpita è quella di Syapru Besi e Timure, dove villaggi, ponti e infrastrutture sono stati travolti dal fango e dalle acque. Le autorità locali stanno coordinando le operazioni insieme ai soccorritori, ma il maltempo e le difficoltà nelle comunicazioni stanno rallentando gli interventi. Diversi elicotteri inviati con aiuti sono stati costretti a rientrare; nonostante questo, le autorità riferiscono che 114 persone sono state tratte in salvo nell’area del Bhotekoshi.
Un responsabile del distretto di Rasuwa ha parlato di danni senza precedenti, mentre a Nuwakot viene segnalata la distruzione di decine di ponti in cemento. Il quadro sul terreno resta quindi ancora frammentario, anche perché le condizioni meteo e la complessità dell’area ostacolano un censimento completo di vittime, dispersi e infrastrutture danneggiate.
Resta aperto anche il capitolo delle cause, su cui la ricostruzione ha cambiato direzione più volte. In un primo momento il ministero degli Esteri nepalese aveva attribuito la piena a un terremoto che avrebbe innescato una frana, con il materiale detritico finito poi a bloccare il Bhote Koshi. Successivamente l’Istituto geologico statunitense ha escluso che si sia trattato di un vero terremoto: l’evento sismico inizialmente registrato come magnitudo 4,4 o 5,2 sarebbe in realtà collegato al crollo di un ghiacciaio e a una colata di detriti a valle.
Gli esperti parlano di uno scenario compatibile con un Glof, cioè una piena improvvisa da lago glaciale, ma non è ancora chiaro quale sia stato il meccanismo preciso. Le ipotesi in campo comprendono il crollo del ghiaccio in un lago nel fondovalle, la formazione di uno sbarramento temporaneo poi ceduto oppure un accumulo d’acqua all’interno del ghiacciaio capace di destabilizzarne la parte frontale. Un ricercatore del Cnr ha descritto il fenomeno come improvviso e molto distruttivo, in grado di trascinare grandi masse d’acqua e detriti.
Anche un professore della Kathmandu University ritiene più probabile uno sbarramento improvviso provocato da una valanga di ghiaccio e ha escluso che le piogge intense siano state la causa principale, perché nell’area di Rasuwa non sono state registrate precipitazioni forti. Nel frattempo è stato osservato un terremoto di magnitudo 4,4 in Tibet alle 8.37, a circa 47 chilometri a nord di Gosainkunda, ma il collegamento con l’alluvione resta ancora da verificare.
Tra le ipotesi considerate dagli studiosi figura anche il possibile ruolo di un lago glaciale, che potrà essere confermato solo con immagini satellitari più chiare. Le immagini riprese dall’alto mostrano il distacco di una porzione di ghiacciaio in alta quota. Secondo un glaciologo canadese, il rapido scioglimento della neve potrebbe aver lubrificato la base del ghiacciaio, favorendone il collasso.
Il disastro viene accostato a quello del 2021 in Uttarakhand, in India, quando il distacco di un frammento di ghiacciaio provocò frane ed esondazioni con oltre cento morti. Anche questa volta le conseguenze hanno superato i confini del Nepal: risultano colpite aree cinesi del Tibet e l’allerta si è estesa al nord dell’India, dove Bihar e Uttar Pradesh sono stati posti in stato di massima allerta e sono state avviate evacuazioni nelle zone più esposte.
Nuova assistenza è stata promessa dall’India, mentre la Commissione europea ha attivato Copernicus per la mappatura dei danni e il supporto sul campo. Per gli italiani, la Farnesina ha chiarito che nel Nepal e nella regione tibetana sono registrati 90 connazionali, ma solo due risultano coinvolti direttamente e sono in buone condizioni. Il ministro Tajani ha spiegato: I due italiani che risultano coinvolti sono in buone condizioni. In un aggiornamento successivo viene inoltre indicato che, al confine con il Tibet, oltre 1.300 persone restano disperse, tra cui anche tre italiani.