Franco Baresi è morto a 66 anni, lasciando un vuoto profondo nel Milan e nel calcio internazionale. L’ex capitano rossonero si era sottoposto nel 2025 a un intervento per un nodulo al polmone, e la notizia della sua scomparsa ha immediatamente richiamato omaggi da Italia e estero.
Per generazioni di tifosi è stato molto più di un grande difensore: il “Milanista del secolo”, una delle figure più riconoscibili e influenti della storia del ruolo. La sua ultima presenza pubblica risale al 6 febbraio, quando partecipò alla cerimonia inaugurale dei Giochi di Milano-Cortina a San Siro e portò la fiaccola olimpica insieme a Beppe Bergomi.
Proprio Bergomi ha ricordato che, in quell’occasione, Baresi gli aveva sussurrato Beppe, se mi vedi in difficoltà dammi una mano, consapevole delle sue condizioni già compromesse. Un dettaglio che ha reso ancora più evidente la fragilità di quei momenti, poco prima della scomparsa.
La sua storia sportiva resta legata in modo indissolubile al Milan. Arrivato in rossonero dopo essere stato scoperto da Gianni Rivera nello spogliatoio, debuttò a 17 anni a Verona nell’aprile 1978. All’inizio era soprannominato “Piscinin”, ma quel nomignolo durò poco. Diventò presto capitano e per 15 anni portò la fascia, fino a rimanere per i tifosi un capitano simbolico; il club gli ha anche ritirato la maglia numero 6.
Baresi attraversò diverse fasi del club senza mai allontanarsi dal Milan, restando anche dopo le retrocessioni del 1980 e del 1982, quando era già nella rosa dell’Italia campione del mondo. Con i rossoneri conquistò sei scudetti, tre Coppe dei Campioni, due Intercontinentali, quattro Supercoppe europee e due italiane, lavorando sotto la guida di Liedholm, Sacchi e Capello.
La sua interpretazione del libero fu considerata innovativa: sapeva proteggere la difesa ma anche impostare l’azione. Per questo gli venne associato il soprannome di “Kaiser”, in analogia con Beckenbauer. Anche in nazionale il suo percorso fu centrale: fece parte dell’Italia campione del mondo nel 1982 senza scendere in campo e fu poi titolare nella finale di Usa ’94 a Pasadena, diventata celebre anche per le sue lacrime dopo la sconfitta.
Bergomi ha ricordato il legame costruito tra derby, Nazionale e amicizia personale, parlando di un rapporto segnato dal titolo mondiale, da delusioni come Italia ’90 e da un rispetto reciproco enorme. La scomparsa di Baresi ha superato i confini italiani: quotidiani di Spagna, Francia, Regno Unito, Germania, Portogallo, Argentina e Stati Uniti gli hanno dedicato ampio spazio, definendolo tra l’altro “precursore”, “leggenda del Milan”, uno dei “migliori difensori di sempre” e il “Kaiser italiano”.