Perché ora Twitter chiede di leggere gli articoli prima di fare retweet senza aprire i link Twitter vuole limitare i retweet senza aprire i link e per questo ha annunciato di avere in test una funzione che avvisa l’utente e lo incita ad approfondire notizie e contenuti prima di condividerli ulteriormente.

Una sorta di pop-up o finestra di avviso, cioè, potrebbe chiedere all’utente se ha davvero letto l’articolo che sta per ricondividere su Twitter e se non abbia voglia di aprire il link, qualunque sia la sua natura, prima di retwittarlo ai propri follower . La funzione è ancora in fase di test negli Stati Uniti e solo per chi usa Twitter da Android, ma tutto fa pensare che potrebbe essere estesa presto ad altri paesi e sistemi operativi.

Naturalmente l’utente può completamente ignorare l’avviso e, di fatto, fare retweet senza aprire i link. Quello della piattaforma, cioè, è solo un tentativo di incentivare «un dibattito informato» – come scrivono nel tweet di presentazione della nuova funzione – nella consapevolezza che, spesso, basta un cinguettio a far innescare la discussione o a rendere virali notizie non verificate, controverse o, peggio, manipolate.

I RETWEET SENZA APRIRE I LINK SONO SEGNO DI COME SUI SOCIAL NON SI VADA A FONDO ALLE NOTIZIE

Chi ha studiato come nascono le fake news , del resto, sottolinea già da tempo come anche la pigrizia dell’utente che fa retweet senza aprire i link o condivide una notizia su Facebook dopo averne letto al massimo titolo e snippet contribuisce, e in maniera più consistente di quanto si immagini, a creare disinformazione. Se si volesse guardare ai numeri, come racconta The Guardian, oltre il 59% dei link condivisi e ricondivisi su Twitter non è mai stato cliccato. The Science Post ha dato prova empirica di questa tendenza a fermarsi all’apparenza delle notizie e, complice la fretta, a leggerne solo paratesti come titolo, riassunto o caption per i social con un esperimento: “Il 70% degli utenti Facebook legge solo il titolo delle notizie scientifiche prima di commentarle” titola un articolo che è stato condiviso oltre 129mila volte; peccato che una volta aperto il link, come volevasi dimostrare, non c’è alcuna notizia ma solo il riempitivo editoriale lorem ipsum.

 

Le (cattive) abitudini degli utenti, insomma, si sommano ai bias del giornalismo e dell’informazione online nel creare ambienti poco favorevoli a un’informazioneveramente di qualità.

È per questo che, da qualche tempo a questa parte, piattaforme e big del digitale sembrano impegnate – con più o meno dedizione, ciascuna per obiettivi apparentemente diversi ma che, in fondo, hanno a che vedere con la possibilità di aumentare il tempo trascorso online – in operazioni che la stampa anglofona ha definito «di nudging», cioè mirate a incentivare buone pratiche all’interno degli stessi ambienti digitali. Mentre Twitter chiede, così, ai propri utenti se sono sicuri di non voler leggere l’articolo prima di fare retweet senza aprire i link, Instagram mette a disposizione funzioni contro bullismo e cyberbullismo anche in considerazione della giovane età dei propri iscritti.

PERCHÉ TWITTER SEMBRA IMPEGNATO A TUTTI I COSTI A FAVORIRE LIBERTÀ D’ESPRESSIONE, AMBIENTE INCLUSIVO E CONFRONTO DELLE IDEE

L’elenco potrebbe continuare a lungo, ma Dorsey e la sua piattaforma dei cinguettii sembrano tra i soggetti più sensibili, al momento, alla necessità di rendere di valoreil tempo passato sui social. A maggio è stata rilasciata, infatti, un’altra funzionesperimentale, questa volta per iOS, che identifica tramite algoritmo quando la riposta di un utente a un tweet di un altro contiene linguaggio offensivo o abbia toni accesi e notifica all’autore della @risposta la possibilità di modificare la stessa per evitare di «dire cose che non si pensano veramente» e usare «un linguaggio che può far male». La posizione più netta, però, da Twitter sembrano averla presa nei confronti dei personaggi politici che sfruttano gli account social per diffondere notizie manipolate e, non di rado, chiaramente di parte: la piattaforma ha segnalato un tweet di Trump come «inappropriato» per la prima volta e tanto è bastato a dare il la a una querelle infuocata che ha coinvolto Facebook, istituzioni, autorità di settore e che non è difficile immaginare avrà conseguenze importanti sul futuro della regolamentazione di piattaforme e ambienti digitali.

fonte inside marketing

link https://www.insidemarketing.it/retweet-senza-aprire-i-link-nuova-funzione-twitter/

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